mercoledì 16 maggio 2018

Lettera a Ugo Magri: le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano, la mirabolante 'quota 100'



Dopo le reboanti e in gran parte menzognere promesse elettorali sia della Lega Nord che di M5S, anche sulle pensioni con la preannunciata abolizione della odiata riforma Fornero, alla quale vengono attribuite erroneamente ed essi stessi attribuivano scientemente misure severe della ben più severa riforma SACCONI,[*] è necessario che l’inganno continui e i nodi non arrivino al pettine. Pubblico la lettera che ho inviato ieri a Ugo Magri de La Stampa, dopo aver letto un suo articolo con una bufala sulle pensioni; e, di seguito, la sua risposta.

[*] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero
Lettera all’On. Carla Ruocco di M5S sulle sue fake news sulla riforma Fornero e sul Governo Monti


Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.
Da:  v
15/5/2018  14:37


Egr. Dott. Magri,
Traggo dal Suo articolo di oggi «Il Colle non dà alibi a chi cerca pretesti: “Altre 48 ore purché sia la volta buona”» la seguente frase: “c’è un intero paese che attende «quota 100» per le pensioni”.
Lei è da sei mesi uno dei destinatari di alcune delle mie numerose lettere circolari volte a contrastare la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni, operata da sei anni dal centrodestra, col contributo di alcuni noti esperti previdenziali, inclusa la millantatrice professoressa Fornero, e di tutti i media.
Le bufale elettorali dei due candidati Salvini e Di Maio, a beneficio di milioni di allocchi, ovviamente continuano. Cerchi di non alimentarle, anche se - presumo - inconsapevolmente. Le segnalo che prima della riforma Fornero si era a quota 98. Se non ci fosse stata la riforma Fornero (che ha abolito le quote, somma di età anagrafica e anzianità contributiva), nel 2019 si sarebbe a quota 99, per effetto dell'adeguamento automatico SACCONI all'aspettativa di vita, cioè un anno in meno della, da Lei tanto decantata, mirabolante quota 100 salvinian-dimaiana.[1]
[1] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011
Cordiali saluti,
V.

***

Riporto la risposta di Ugo Magri.

Re: Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.
Da:  Magri Ugo<ugo.magri@lastampa.it>(Ugo.MAGRI@lastampa.it)
15/5/2018  15:26
A:  v  

Gentile V., “quota 100” in verità è ciò che stanno ipotizzando Di Maio e Salvini. Io mi limito a riferire quanto loro vanno promettendo, senza ovviamente la competenza che ha lei.
Grazie della lettera. Cordialmente
Ugo Magri 
Inviato da iPhone

***

Destinatari:

15/5/2018 14:37
CC
(n. 49)

15/5/2018 14:41
(n. 45)

15/5/2018 14:44
(n. 50)


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martedì 24 aprile 2018

Lettera al Prof. Mario Baldassarri sulla sua intervista, con qualche imprecisione e una strana omissione, sul sorpasso della Spagna a danno dell’Italia




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa al professor Mario Baldassarri sulla sua intervista al programma radiofonico di Radio1 Tra poco in edicola, sul sorpasso dell’Italia da parte della Spagna in termini di prodotto pro capite, al quale ho partecipato anche io, come radioascoltatore, con un commento. In fondo all'articolo, pubblico la sua cortese, breve risposta e la mia breve replica.

Egr. Prof. Baldassarri,
Ho ascoltato ieri notte le Sue dichiarazioni alla trasmissione Tra Poco in edicola su RAI-Radio1, secondo argomento in scaletta, in merito al sorpasso della Spagna a danno dell’Italia in termini di reddito pro capite PPA (per parità di potere d’acquisto), in ordine alle quali mi permetto di osservare quanto segue, ripetendo e integrando il mio breve commento reso in diretta.

Debito pubblico
Lei ha esordito citando il debito pubblico dell’Italia, che sarebbe il doppio di quello della Spagna. Che a me è parsa subito un’evidente défaillance mnemonica, che può capitare a tutti, poiché il debito italiano è pari a circa il 132% del Pil, quello spagnolo al 99%, mentre al 60% (che evidentemente la Sua memoria ha “traslato” ad oggi) lo era prima della crisi, come ho segnalato all’inizio del mio commento (in realtà, ricordavo male, era al 40%).
Nella successiva replica, anziché scusarsi e ringraziarmi della correzione, Lei ha aggiunto che il debito italiano sia arrivato al 132% mentre quello spagnolo al 98, lasciando pensare che sia cresciuto dopo la crisi più di quello spagnolo, il che è il contrario di ciò che è avvenuto, peraltro rispetto a tutti i Paesi di confronto, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, sia per la crescita (vedi appresso). Infatti, il debito italiano è passato dal 103% nel 2008 (2° governo Prodi) al 119% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) aumentando di circa 300 mld, passando da 1.600 a 1.900 mld, e al 132% attuale (2.286 mld al 28.2.2018), quindi è ulteriormente aumentato in sei anni di 390 mld, con un incremento percentuale dal 2008 pari al +28,2%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia più del quintuplo dell’Italia. Nonostante ciò, l’ammontare degli interessi, grazie alla politica monetaria della BCE, è sceso (inclusi gli swap) dal picco di 86 mld nel 2012 a 66, ma il dato anomalo non è 66 bensì 86 (vedi appresso), anzi, a ben vedere è anomalo anche 66, poiché l'Italia col 4% ha il primato (escluso il Portogallo) dell'incidenza percentuale della spesa degli interessi passivi sul Pil, anche per il mancato controllo del tasso d’interesse prima da parte della Banca d’Italia e poi della BCE, variabile fondamentale atteso che l'unica determinante dell'aumento del debito pubblico, da 25 anni, è la spesa per interessi passivi. 
Aggiungo, come segnalavo nel mio sms di replica (che il conduttore Stefano Mensurati non ha letto), che considerando anche il debito privato (dati OCSE) la situazione dell’Italia (172,5% del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e, soprattutto, dell’Olanda (261,3), uno dei maggiori censori abituali dell’Italia, in particolare del suo debito pubblico. Al riguardo, vale la pena di osservare che il FMI, nel recente report sul debito globale, sostiene che occorre contenere il debito pubblico per tenersi pronti agli interventi di salvataggio del settore privato, a fronte di una nuova crisi che si sta profilando all'orizzonte, invertendo preventivamente il focus dal debito privato al debito pubblico, come successe ex post per la crisi 2007-2008.
Inoltre, il rapporto debito/Pil dell’Italia risente della perdita, al denominatore, di circa 150 mld di prodotto a causa della grande recessione.
Infine, va considerato che:
1. Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:
(a) aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi in difficoltà (circa 60 mld), sui quali l’Italia incassa interessi;
(b) pagamento debiti pregressi PA (oltre 40 mld);
(c) disponibilità liquide del Tesoro (accantonamenti quando i tassi sono molto favorevoli), che variano mese per mese.
2. A fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia ha una ricchezza privata elevata e, come abbiamo visto, un debito privato relativamente basso.
3. Infine, avendo un avanzo primario elevato (a differenza della Spagna) e avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica (l’età di pensionamento di vecchiaia italiana è benchmark in UE con 67 anni nel 2019), il debito pubblico italiano è giudicato dalla Commissione Europea e da Centri Studi internazionali il più sostenibile nel lungo periodo.

BCE
Lei, poi, ha menzionato la riduzione dell’ammontare degli interessi passivi, grazie alla politica monetaria della BCE (“santo Mario Draghi”, ha detto). Nulla di più immeritato. E’ vero che poteva anche andare peggio con un tedesco al posto di Draghi, ma la politica monetaria espansiva della BCE è cominciata con ben sei anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoY.[1] Nel frattempo, fino al risolutivo “whatever it takes” del luglio 2012, e poi al QE, deciso in gennaio 2015 e implementato nel marzo successivo, c’è stato, in alcuni Paesi dell’Eurozona, il massacro figurato di centinaia di milioni di poveri cristi e il massacro letterale di centinaia di suicidi.
__________
[1] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE

Politica economica
Come segnalavo nel mio commento radiofonico, (i) il sorpasso è il frutto della politica economica divergente consentita dalla Commissione Europea: restrittiva all’Italia (fino al 2014), alla quale poi è stata concessa con difficoltà una relativamente misera e tardiva flessibilità rispetto al fabbisogno; molto espansiva, invece, alla Spagna, alla quale è stato permesso di sforare, e di parecchio, il limite del 3% per 10 anni, come è facilmente ricavabile da questa tabella comparativa su dati EUROSTAT[2]:
__________
[2] EUROSTAT – Deficit/Pil
...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Italia...........-1,5...-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4
Francia…...-2,5...-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4
Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5
Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7...-9,6...-7,7...-8,3..-5,6..-5,6..-4,4...-3,0
Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3..+0,7.+0,8
Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4...-5.0...-4,3..-3,9...-2,4...-2,3..-2,1..+0,4
Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7..-5,9..+0,7
Irlanda.......+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6..-8,0...-5,7..-3,7..-2,0..-0,6
Portogallo..-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4...-5,7...-4,8..-7,2..-4,4..-2,0
http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200

E (ii) l’Italia è stata costretta a varare manovre correttive mastodontiche per un ammontare complessivo di ben 330 mld (e le misure strutturali valgono tuttora), 4/5, pari a 267 mld, dal governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal governo Monti,[3] anche per input (eufemismo) della BCE (vedasi la lettera del 5.8.2011), con prescrizioni dettagliate, in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza Statuto BCE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[1]
__________
[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Su questo, che è un dato fondamentale per comprendere e spiegare ciò che è successo, incluso il sorpasso da parte della Spagna, Lei inspiegabilmente ha omesso di pronunciarsi.
Mi permetto di ri-rammentargliele. Traggo dal documento[3] (fonti: Il Sole 24 ore e CGIA di Mestre):
Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1 o 2]
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.
Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.
Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.
Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.
E poi (fonte ISTAT):
Politica fiscale del Governo italiano
In definitiva, la politica fiscale durante la crisi, in parte scelta dal Governo Berlusconi-Tremonti ed in parte imposta al Governo italiano dall’Unione Europea e dalla BCE, anche a causa delle debolezze extratecniche del PdC Berlusconi e della perdita di immagine del Paese (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti), che si riverberò sul Governo Monti, fu contrassegnata da fattori univoci nel senso della recessione:
a) la quasi assenza di misure anticicliche (meno dello 0,5% fu destinato alla crescita, contro il 2-3% medio negli altri Paesi);
b) l’avanzo primario, tranne il 2009-2010, culmine della crisi, fu consistente: “L’Italia ha registrato nei cinque anni considerati (2008-2012) un avanzo primario cumulato pari a circa il 5,4 per cento del Pil 2012, contro un disavanzo medio del 7,4 per cento nell’area dell’euro. La Germania ha conseguito un avanzo primario, pari a 4,7 punti percentuali di Pil, mentre la Francia ha conseguito un disavanzo primario per 7,4 punti percentuali. Eccezionali livelli di disavanzo si sono registrati in Irlanda (59 punti percentuali di Pil), Spagna (35 punti percentuali) e Grecia (30 punti percentuali)”;
c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi[6]: “Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.”; e sprecando d) [...]

Salvataggio banche
Lei ha, invece, criticato l’assenza di interventi a favore delle banche italiane, ripetendo la vulgata che imputa questi mancati interventi alla responsabilità del governo in carica, che come è noto era il governo Monti. Ma rilevo: a differenza della Spagna che, come ho affermato in diretta, ha beneficiato di aiuti del Fondo salvataggio europeo per oltre 40 mld (di cui una decina dell’Italia), come segnalato nel predetto sms, l’Italia non l’ha fatto perché, come ha confermato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, le sofferenze bancarie sono cresciute gradualmente e notevolmente solo dopo il 2011, correlativamente al prolungarsi della grande recessione, a causa della quasi assenza di misure anticicliche.
Traggo di nuovo dal documento[3]:
d) l’assenza della necessità di interventi di salvataggio delle banche - esclusa dalle stesse banche (a ragione, poiché le sofferenze quadruplicarono nell'arco di 6 anni soltanto per il prolungarsi della crisi, come ha confermato il Governatore Visco nel corso dell’audizione citata) -, allora in regime di bail-out (salvataggio esterno con soldi pubblici): “L’Italia ha attuato solo piccoli interventi a sostegno del settore finanziario, meno di due decimi di punto in termini di Pil del 2012 rispetto a un ammontare complessivo nell’area dell’euro pari a 5,5 punti. I governi che hanno finanziato in misura maggiore le banche con emissioni di debito pubblico sono stati l’Irlanda (28 per cento del Pil), la Grecia (20 per cento), la Germania e Cipro (10 per cento)”.

Conclusione
Com’è noto, il convitato di pietra di qualunque analisi riguardi l’Italia è, secondo l'opinione dei Tedeschi e quindi dell'UE, il debito pubblico (anche parecchi Italiani, incluso il conduttore Stefano Mensurati, la pensano così, però a differenza degli stranieri non citano mai tra le misure da prendere per ridurlo l'imposizione sulla ricchezza dei ricchi); dall’altra parte, dal punto di vista dell’interesse italiano, secondo l'esperienza di questi decenni, incide la scarsa schiena dritta (il prof. Sapelli adombra una sottomissione che rasenta la fellonìa) dei politici italiani quando sottoscrivono impegni dannosi per l'Italia (si veda, ad esempio, l’Unione Bancariamonca finora del terzo pilastro, ossia l’assicurazione dei depositi bancari). Per il primo – il debito pubblico -, a mio avviso, occorre riesumare le vecchie proposte di piani taglia-debito che prevedono un ruolo chiave dell'imposta patrimoniale sui ricchi (che si sono ulteriormente arricchiti con la crisi, anche attraverso la via surrettizia di addossare il risanamento dei conti pubblici sui non ricchi), che sono argomento, com’è noto, molto delicato e ostico, che vede una folta schiera di agit-prop ben retribuiti e, purtroppo, anche milioni di UTILI IDIOTI poveri prendere le difese dei ricchi (fenomeno bizzarro che incuriosì molto Einstein, che chiese lumi a Freud, cfr. “Perché la guerra?”); per il secondo - la schiena dritta -, forse è addirittura più difficile, poiché bisognerebbe fare assegnamento su esponenti sovranisti e quindi si rischierebbe di dover contare su populisti incapaci e sfaticati alla Salvini, sempre che questi non faccia una marcia indietro peggiore di quella che vide protagonista il tosto Renzi.
Quindi, a mio avviso, è giusto come Lei propone da anni tagliare la spesa corrente improduttiva, ma è necessaria anche l’assunzione di responsabilità da parte dei nostri ricchi per riparare la grossa perdita dell’impianto idraulico e rafforzare i muri maestri. Linevitabile domanda conseguente è: ci sentiranno da quest’orecchio o ripeteranno la finzione del 2011 quando, col governo Berlusconi, la casa bruciava e poi lasciarono che a provvedere fossero soprattutto i poveri cristi?[3] 
Anche per farsi perdonare le misure scandalosamente inique adottate dal governo Berlusconi-Tremonti, quando Lei era presidente della Commissione Finanze (lungi da me, beninteso, l’intenzione di sottovalutare il ruolo della ben più strategica Commissione Bilancio del Senato, retta allora dal Sen. Antonio Azzollini, fedele esecutore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti[3]), perché, egregio Professore, quando parla del debito pubblico, non riorienta leggermente il suo focus di accurato analista economico nel senso dell’equità delle misure secondo capacità di reddito e consistenza patrimoniale?
Cordiali saluti,
V.

PS: E’ la seconda volta che Le scrivo, la prima fu nel 2011 in merito all’errore che faceste quasi tutti sul raggiungimento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2026, in luogo del corretto 2021, errore che forse costò caro all’Italia.[3]

***

Riporto la risposta del prof. Baldassarri e la mia replica.

Radio RAI Tra poco in edicola del 21 aprile 2018
Pres. Mario Baldassarri<presidente@economiareale.it>(presidente@economiareale.it)
23/4/2018  14:17
A:  v  

Caro V.,
ho letto con attenzione le sue osservazioni. Come può ben capire è difficile argomentare in modo completo e preciso in una trasmissione di pochi minuti.
Se mi manda un suo indirizzo postale avrò piacere di farle avere i miei ultimi due o tre libri nei quali potrà meglio valutare le mie analisi e le mie posizioni.
Cordiali saluti,
Mario Baldassarri


Re: Radio RAI Tra poco in edicola del 21 aprile 2018
Da:  v
23/4/2018  22:16

Caro Presidente Baldassarri, 
Non ho letto i Suoi libri, ma ho letto o ascoltato e apprezzato in passato le Sue analisi accurate e so che Lei è stato allievo di Franco Modigliani. Proprio per questi due motivi, ho ascoltato con qualche comprensibile sorpresa le Sue dichiarazioni alla radio e mi sono permesso di commentare. Ma ha ragione, la sede, il tempo insufficiente e forse anche l'ora tarda giustificano un approccio non approfondito e qualche imprecisione. 
La ringrazio per l'offerta dei Suoi libri, in linea con la Sua abituale gentilezza, ma ometto di comunicarLe il mio indirizzo postale, perché mi sembrerebbe di abusare della Sua generosità. Se mi posso permettere, Le chiedo invece di contribuire, Lei che conta molto più di me, a fare chiarezza sui temi da me affrontati nella lettera e nei documenti linkati, che hanno fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all'estero, e sui quali faccio controinformazione da sette anni, una vera fatica di Sisifo.
Cordiali saluti,
V.

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sabato 14 aprile 2018

Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane





Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.4 a due economisti della BCE, in merito ad un loro articolo contenuto nel Bollettino n. 2 della BCE, nel quale hanno sollecitato, similmente al FMI, l’ennesima riforma delle pensioni nei Paesi della Zona Euro, di cui l’Italia fa parte, e che ha avuto una ampia eco sui media italiani. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane
Da:  v
11/4/2018  14:50
A:  carolin.nerlich@ecb.europa.eu,    joachim.schroth@ecb.europa.eu       e altri 46+603

Egregi Dr. Carolin Nerlich e Dr. Joachim Schroth,
Vi inoltro, per Vostra opportuna conoscenza, la lettera che ho inviato recentemente al FMI,[1] che ha analizzato le pensioni italiane e, basandosi sui soliti dati errati, ha formulato delle proposte estremistiche di riduzione della spesa pensionistica.
Poiché anche dal Vostro recente articolo incluso nel Bollettino della BCE del marzo 2018,  che ha avuto, in abbinamento a quello del FMI, anch’esso una eco notevole in Italia e suscitato generali preoccupazioni, si desumerebbe la necessità di ulteriori interventi sulle pensioni nei Paesi dell’Eurozona, ritengo opportuno formulare, anche al riguardo delle Vostre proposte, alcune, brevi osservazioni critiche.
Citazione1: “Gli interventi previdenziali sono stati particolarmente intensi nei paesi sottoposti ai programmi di aggiustamento, quali Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo” (4.1 Pension reforms in the euro area https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ebart201802_02.en.pdf oppure  https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2018/bol-eco-2-2018/bolleco-BCE-2-2018.pdf#page=105).
Vi segnalo, a meri fini informativi, che andrebbe aggiunta l’Italia, la quale, anche se non è stata sottoposta formalmente a programmi di aggiustamento, dopo la crisi del debito greco, ha varato, (i) nell’arco di due anni, ben due severe riforme pensionistiche (SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), che facevano seguito ad altre cinque precedenti riforme dal 1992, per un totale di sette; e (ii) manovre finanziarie correttive per ben 330 mld cumulati (4/5, pari a 267 mld, dal Governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal Governo Monti, e le misure strutturali valgono tuttora),[2] in parte per scelta autonoma, in gran parte per input (eufemismo) dell’Unione Europea - Commissione Europea e BCE -, per quest’ultima vedi la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, con prescrizioni dettagliate sugli interventi da adottare, inclusa la ulteriore revisione delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”), in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza, Statuto BCE, mutuato dall’art. 130 del TFUE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[3]
Ma, purtroppo, sulle riforme delle pensioni italiane  si registra da sei anni una notevole DISINFORMAZIONE, sia in Italia (soltanto negli ultimi quattro mesi ho scritto a 46 destinatari, cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it) che all’estero (vedi, appunto, le mie lettere a OCSE e FMI), poiché alla riforma Fornero, che è soltanto la settima e ultima riforma dal 1992, e non la più severa, vengono attribuite anche le misure della ben più severa riforma SACCONI.[4]
Quello delle pensioni, però, non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto – come scrivevo - quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della grande recessione, con un ruolo decisivo dell’Unione Europea (Commissione e BCE).[2]
Citazione2: “L’implementazione di ulteriori riforme in questa area si rivela essenziale e non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica” (pag. 112).
Per quanto riguarda l’Italia, oggetto di ricorrenti, preoccupate analisi da parte dell’OCSE,[5] del FMI e, stranamente, dall’interno dell’UE, basate su dati errati e fuorvianti, è una richiesta infondata e oggettivamente estremistica:
(i) dopo le sette riforme dal 1992, il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo;[4]
(ii) l’età di pensionamento di vecchiaia, con 67 anni per tutti dall’1.1.2019, è la più alta in UE assieme alla Grecia, superiore a quella della Germania e della Spagna e molto superiore a quella della Francia; l’età di pensionamento anticipato (che prescinde dall’età anagrafica) è, dall’1.1.2019, di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne;
(iii) essa è agganciata alla speranza di vita, quindi si adegua automaticamente;
(iv) dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, Damiano, SACCONI e Fornero), è stato stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) un risparmio cumulato al 2060 di 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld;[1]
(v) al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica sul Pil scende dal 16% attuale (influenzato, peraltro, dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica e con gli effetti delle riforme non esplicati pienamente) al 12%; nel 2060, dal 13,8% al 9,5%.
Spero di esserVi stato utile.
Cordiali saluti
V.

________________


Note:
[1] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane
In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni), contro le fake news sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.
[2] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione
[3] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE
[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.
Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti
di Vincesko - 27 October 2017
[5] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica


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Destinatari: BCE, Parlamento, Altre Istituzioni, Media, Sindacati
NB: Poiché ho ricostruito gli indirizzi e-mail, prego inoltrare a quelli eventualmente errati.


(n.48) Ho poi chiesto a info@ecb.europa.eu di inoltrare la lettera ai destinatari in colore rosso.

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RISPOSTA DELLA BCE

Pubblico la lettera che ho ricevuto oggi dalla BCE, in riferimento alla mia dell’11.4 scorso.

Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane (#4 - 70242)
ECB Information (info@ecb.int)
17/4/2018  16:22

Egregio Signor V.,
Le confermiamo di aver ricevuto le Sue email dell’11 aprile 2018 e La ringraziamo di aver condiviso con noi i suoi commenti sull’articolo “L’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione e delle riforme pensionistiche”, pubblicato sul Bollettino Economico della Banca centrale europea (BCE) il 22 marzo scorso.
I Suoi commenti e le Sue osservazioni sono state condivise con i nostri colleghi e autori dell’articolo, Carolin Nerlich e Joachim Schroth, per loro opportuna conoscenza.
La ringraziamo per il Suo interesse nell’argomento e nella BCE.
Cordiali saluti,
Veronica Venturini
Internal and External Engagement Division 
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK
Tel: +49 69 1344 1300
E-mail
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