mercoledì 31 agosto 2016

Rio2016, Tamberi, Pellegrini, Del Core e il caso Schwazer


Pubblico con un certo ritardo questo mio post, ma lo faccio volentieri per segnalare il caso di Alex Schwazer,[*] il campione di marcia altoatesino, medaglia d’oro della 50 Km alle Olimpiadi di Pechino 2008, squalificato per doping una prima volta nel 2012, condanna acclarata dall'ammissione dello stesso atleta, che per quello ha subito e già scontato una squalifica di 3 anni e 9 mesi; risqualificato nel 2016 per un unico episodio molto controverso di supposto doping che sarebbe avvenuto nel gennaio dello stesso anno, sul quale raccomando di guardare la video-inchiesta e l’articolo di Repubblica. Come conferma l’articolo collegato, ci saranno sicuramente degli sviluppi in sede giudiziaria.


RIO2016: TAMBERI, PELLEGRINI, DEL CORE VINCONO LE OLIMPIADI DELLE PAROLE A CASO
19 agosto 2016


Premesso che sono all’estero e non ho la tv, sono abbastanza d’accordo, in particolare per Gianmarco Tamberi (soprattutto sulla seconda sua dichiarazione su Schwazer), ma con due aggiunte fondamentali:
la prima, che gli atleti maggiormente in vista sono dei ragazzi, spesso un po’ mammoni e permeati di cultura cattolica nazionale incline alla colpevolizzazione, e quindi ipersensibili e insofferenti alle critiche;
la seconda, che i giornalisti italiani, in particolare quelli del calcio (che poi evidentemente hanno fatto scuola, v. Lettera a Fabrizio Bocca di la Repubblica http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2814153.html oppure, se in avaria, http://vincesko.blogspot.com/2015/07/lettera-fabrizio-bocca-di-la-repubblica.html), sono spesso incompetenti, spietati e disfattisti del giorno dopo, quando si perde, difetto che mi sembra molto italiano; clamoroso l’esempio recentissimo del titolo spietato dei giornali dopo la sconfitta in finale olimpica del duo di beach volley: “KO dell’Italia”. E, invece, nessuno è perfetto.
Peraltro, neppure l’Autore dell’articolo...
Citazione1: “il bronzo se l’aggiudica il capitano della nazionale di pallavolo femminile Antonella del Core”. Perché non ‘capitana’? http://www.treccani.it/vocabolario/capitana/.
Citazione2: “le subordinate le devi murare dal gran che sono”. ?!
Citazione3: “che per inciso, non fu molto patriottica”. O manca la virgola prima di ‘per inciso’ o è di troppo quella dopo ‘inciso’ http://www.manuscritto.it/punteggiatura.html, http://www.treccani.it/enciclopedia/casi-dubbi-nella-prontuario-punteggiatura_(Enciclopedia-dell’Italiano)/.
Citazione4: “che la portò diciassettenne, alla ribalta”. O manca la virgola prima di ‘diciassettenne’ o è di troppo quella dopo ‘diciassettenne’.
Citazione5: “acquistare visibilità più che per i suoi allori, per gli strali moralistici contro Alex Schwazer”. Manca la virgola dopo ‘visibilità’.
Citazione6: “Greg che forse lo vedeva dal vivo per la prima volta, sfodera un sorriso di circostanza”. Manca la virgola dopo ‘Greg’.

Post Scriptum
Per seconda dichiarazione di Gianmarco Tamberi intendevo quella rilasciata a Rio de Janeiro sull’accusa a Schwazer di doping del 2016 (la supposta positività di Alex Schwazer al controllo antidoping dell'1.1.2016). Questo servizio di Repubblica (che merita, a mio avviso, una lode) sembra dimostrare che si è trattato di una macchinazione ai danni di Alex Schwazer. Secondo me ci sono tutti gli elementi - irregolarità formali e sostanziali, illogicità dell'atto - per pensarlo.


Articolo collegato:

Schwazer, Nas sequestrano test volontari. ''Nessun valore fuori dalla norma''
I Carabinieri hanno prelevato all'ospedale San Giovanni gli esami effettuati durante il periodo in cui il marciatore si è allenato a Roma
di EUGENIO CAPODACQUA
26 agosto 2016


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lunedì 22 agosto 2016

Dialogo n. 5 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: Isis


Dopo il Dialogo n. 1,[1] il Dialogo n. 2,[2] il Dialogo n. 3[3] e il Dialogo n. 4,[4] riporto la quinta e ultima discussione svoltasi nel sito NoisefromAmerika, tra me e il titolare del blog, il prof. Michele Boldrin, sul tema dell’Isis o Daesh o Is, in calce a questo articolo:
Hillary Clinton e l'Isis. Una bufala e molto di più
8 agosto 2016 giovanni perazzoli
Dopodiché mi sono cancellato dalla loro newsletter, dandone le motivazioni nel mio commento intitolato "Il frate assassino de 'Il nome della rosa'".

Aggiornamento del 23.08.2016: il sedicente liberale, irascibile e permaloso prof. Michele Bordin ha provveduto a cancellare altri 8 commenti, da quello mio, avente come titolo "Censura", in giù.


  Francesco 8/8/2016 - 14:02
Ottimo articolo, complimenti. Aggiungo che in un talk show nostrano si era fatta una ulteriore confusione con una intervista in cui la Clinton parlava dei finanziamenti americani all'ISI, cioè i servizi segreti pakistani, nei primi anni '90 (finanziamenti finiti poi ai talebani e forse ad Al Qaeda), come prova del supporto USA all'ISIS attuale... povero giornalismo!

  Andrea D. 8/8/2016 - 15:27
Credo sia chiaro che Obama voleva il rovesciamento di Assad. Gli Stati Uniti, però, non hanno avuto la forza e/o il coraggio di sostenere apertamente e massicciamente i ribelli e Assad ha resistito. Quando l'ISIS ha preso piede in Siria Obama e la Clinton hanno, a mio avviso, visto la grossa opportunità che questi ultimi facessero il lavoro sporco portando alla sconfitta di Assad, cosa che poi avrebbe giustificato l'intervento aperto degli USA per cacciare i terroristi e mettere al loro posto un governo di proprio gradimento. Per cui, probabilmente è vero, la Clinton e Obama non hanno creato l'ISIS ma hanno permesso loro di prendere piede in Siria. Questa è la loro responsabilità che, anche se non è stata un finanziamento diretto, è stata, pur sempre, un sostegno indiretto.

  michele michelotto 8/8/2016 - 21:39
La Clinton gia' dice che ISIS e' nato per riempire un vuoto causato da una azione poco incisiva contro Assad. Dire che loro sono responsabili all'ISIS di prendere piede e' tutto un altro discorso. Allora e' responsabile in egual misura anche l'Italia, l'Europa, la Russia, Israele e chi altro vuoi metterci

  michele boldrin 8/8/2016 - 23:08
Grazie Michele. 
Il signor Andrea D. non si rende conto che il suo argomento e' vuoto, oltre che basato su pregiudizi. E' colpevole anche lui, che non e' partito a combattere ISIS.
Ed e' colpevole, soprattutto, di fare supposizioni-bufala prive d'ogni prova (che gli USA abbiano permesso a ISIS di prendere piede) basate sull'idea che gli USA avrebbero potuto/dovuto spedire il loro esercito in Siria a combattere ISIS sul terreno ... senza chiedere il permesso ad Assad! 

  Andrea D. 9/8/2016 - 15:10
Sbaglio o dopo l'intervento di Putin le cose stanno cambiando e l'ISIS perde terreno? Ma forse avete ragione voi e si tratta solo di una fortuita coincidenza, anzi è merito della Clinton (sicuri?).
 L'Europa è responsabile? L'Europa è nulla, non ha peso e spina dorsale, nei fatti conta solo a chiacchiere, cioé non conta niente. C'è, di tanto in tanto, qualche alzata d'ingegno di qualche Paese, uno a caso la Francia, che, per interessi di parte, fa più danni che altro (Libia?). Gli altri dietro come perocoroni con i nostri radical chich a fare da coro: in Libia c'è la dittatura (ma va? Da quando? Vogliamo contare i Paesi in cui non c'è la democrazia?) e bisogna cacciare il malvagio dittatore! L'azione, lì, è stata incisiva, o sbaglio? Gheddafi è stato abbattuto e adesso in Libia c'è la democrazia, l'ISIS non esiste (perché, come dice saggiamente la Clinton, non c'è stato il vuoto da riempire) ed è il Paese dei balocchi, giusto? Sarà ... o forse no?

  Marco 12/8/2016 - 12:04
Assad andava rovesciato perchè è un dittatore che usa armi chimiche contro il suo popolo. Mi ricorda un tizio iracheno (en passant, nel "liberato e democratico" Kuwait può attualmente votare il 10% della popolazione).
E' sempre vacuo "dare la colpa alla superpotenza" però è perfettamente accettabile che ogni psicopatico del globo sia affiliato all'ISIS ed al suo mitico califfato.
Si rende conto che sono entrambe fesserie, manicheismi: la realtà dei fatti non viene mai affrontata e si chiede sempre "da che parte stai?".
E' un meccanismo semplice, come i "gufi" che remano contro l'economia italiana.
Saluti

  Andrea D. 12/8/2016 - 16:50
Assad usava armi chimiche contro il suo popolo? Questo secondo l'intelligence americana (sicuro? Anche in Iraq sono andati sulla scia dell'arsenale di armi di distruzione di massa che poi non è mai stato trovato, ma se lo dice il duo Obama/Clinton ...). Forse chiedersi a chi avrebbe giovato, da un punto di vista geopolitico, la rimozione di Assad e perché gli USA non hanno potuto intervenire direttamente in Siria come hanno fatto in Iraq sarebbe più proficuo, o no? Questo era noto all'amministrazione Obama/Clinton, a meno che non siano dei completi ritardati mentali, prima di appoggiare (timidamente, come dice la Clinton) la rivolta e, ribadisco, l'arrivo dell'ISIS in Siria ha rappresentato per loro un insperato aiuto nel rovesciamento del governo in carica, inutile nascondersi dietro un dito. Per il resto, come ho già detto, l'ISIS c'è anche in Libia e lì l'intervento è stato efficace e il dittaore destituito in quatto e qauttr'otto, e quindi? Che mi dice la Clinton? Forse pensare accuratamente alle conseguenze prima di muoversi su terreni tanto instabili sarebbe più proficuo.
L'ISIS recluta terroristi suicidi e qualche psicopatico è, probabilmente, più facile da reclutare che altri, per cui non tutti gli psicopatici possono essere affiliati all'ISIS, qualcuno magari militerà anche nel Nuovo Partito Nazista, ma non c'è motivo, se non il caldo d'agosto, per non ritenere che l'ISIS sfrutti, abilmente, questa gente avendone la possibilità.
Non credo ci siano gufi che remano contro l'economia italiana (la gente che si taglia gli attributi per far dispetto alla moglie, checché ne dica Renzi, non abbonda), non ci sono complotti internazionali della perfida Germania o degli ottusi burocrati di Bruxelles contro la florida (???) Italia, ci sono, però, governi non all'altezza che prendono decisioni sbagliate per meri fini di consenso elettorale. L'importante è non confondere i gufi con gli allocchi anche se si somigliano molto.

  michele boldrin 12/8/2016 - 18:57
che viene qui a fare propaganda per Putin?
Sei per caso uno dei tanti che Putin paga?
Nome, cognome ed identificazione. Altrimenti vai altrove, grazie.
Leggere affermazioni del genere mentre la coppia Assad-Putin sta massacrando da settimane i civili di Aleppo (non ISIS, Aleppo) non e' accettabile.
P.S. Per farsi una idea, in real time, di quello che succede sul terreno in Siria e paraggi, basta andare qua. http://syria.liveuamap.com/en/2016/12-august-islamic-state-group-abducts-around-2000-civilians

  maicolengel 9/8/2016 - 01:31
Non è che ci si è ispirati a quest'articolo qui? http://www.butac.it/hillary-clinton-e-lisis/ pubblicato oltre un anno fa...

  giovanni perazzoli 10/8/2016 - 20:25
No, non mi sono ispirato a questo link che non conoscevo e che è comunque diverso. L'articolo l'ho scritto diverso tempo fa, l' ho anche proposto (più di un anno fa) al Corriere e a La Stampa attraverso due amiche giornaliste. Prima ancora ho polemizzato su internet sulla curiosa "notiziona" . Ho ritirato fuori l'articolo sollecitato da una discussione tra amici su facebook. Ma non mi pare che qui il punto fosse quello di fare uno scoop...per smascherare i complottisti! Proprio il contrario: il punto è che bastava un controllo elementare della fonte (che ho letto nei commenti, altri hanno fatto per proprio conto) per smascherare la balla: insomma era facile facile. E nonostante questo ancora oggi si legge che Hillary Clinton avrebbe detto, avrebbe ammesso ecc. ecc.

  Fabio Ghia 12/8/2016 - 11:54
Non mi esprimo sulla validità o meno della critica espressa nell'articolo. Nel senso che nel contrare una "bufala" non si ottiene altro che il nulla. Cioè volendo essere positivi, come mi sembra abbia vouto il Prof. Perazzoli, il risultato è un tentativo per annullare il giudizio di coinvolgimento della Clinton nella nascita dell'ISIS. Usando, però, solo fonti giornalistiche non si è fatto altro che deviare l'attenzione del lettore da una fonte giornalistica (screditata) a una seconda che, comunque, continua a lasciare in essere dubbi e perplessità. 
Per contro, gentile Professore, io sono dell'idea che se coinvolgimento dell'Amministrazione Obama (nonsolo della Clinton!) sul fronte Islamico c'è stata in Medio Oriente e in Mediterraneo (cosa che potrebbe provare anche il supporto alla nascita di Al Qaesda Iraq, poi divenuta ISIS), per approfondire questo argomento bisognerebbe risalire ai rapporti Usa-Arabia Saudita e a chi ha supportato e finanziato (oltre che la nascita di Al qaeda e quella in Iraq) le forze islamiste in Siria. Per non parlare dei Fratelli Musulmani (egiziani, libici e tunisini), la cui sede ufficile ancora oggi è a Ryhad!  Purtroppo quanto sta avvenendo in Mediterraneo allargato non è altro che , con estreme possibilità di stravolgimenti epocali sul piano internazionale (si pensi solo a quanto sta accadendo, dal punto di vista approccio organizzativo/istituzionale, in Europa o nella NATO, OCSE etc.), il risultato di una professione di fede (l'Islam) che si è attualizzata sotto forma di "ideologia" (islam ortodosso e deviato) che, nel bene e nel male, dal febbraio 2009 ha trovato nel Presidente Obama il suo più valido sostenitore esterno (discorso del Cairo alla comunità islamica).  per dare risposte certe ai questiti posti in essere giornalisticamente parlando, basterebbe dare un'occhiata ai verbali CIA delle riunioni (in particolare quelle del novembre 2011 e del settembre 2012- prima dell'uccisione dell'ambasciatore USA inLibia, peventive al processo di pace ONU, poi naufragato nel nulla) tenutesi a Doha e Riyhad, cui erano presenti anche rappresentanti UK, Francia e Germania (solo a Doha) sugli appoggi all'opposizione islamista siriana.  
Io, comunque, sono profondamente convinto che l'attualtà del conflitto interno ed esterno all'Islam, trovi le sue radici nel pensiero di Al Ghazali (filosofo/teologo musulmano del XI secolo). Tra l'altro ho scritto molto su questo argomento, non ultimo un articolo per nfA (che è ancora in giacenza in redazione, non so perchè!) e un capitolo intero di "Europa Latitante" (libro a mia firma) di cui riporto di seguito una sintesi giornalistica:  http://www.opinione.it/esteri/2015/12/24/2015/12/23/ghia_esteri-24-12.aspx 
Si, caro Professore, io credo molto nel vulnus Filosofico come chiave di lettura di tutte le guerre e i drammi che stiamo vivendo. Continuo a chiedermi il perchè un certo Ibn Rushd (Averoè), teologo musulmano, ha indicato la strada verso la Democrazia e di questa se ne è impossessata la filosofia occidentale, dando corso all'illuminismo e a tutto ciò che ne è seguito, mentre, grazie a Al Ghazali l'Islam si è autocondannato all'IMMOBILISMO!
Lei che oltre a essere uno storico di primo piano, non crede che sia il caso di tirar fuori anche la sua natura da Filosofo, per iniziare a dare risposte sensate a tutti gli "intrighi" (volgarmente "casini") internazionali cui l'ignoranza della Democrazia per eccellenza (gli Stati Uniti) ci hanno portato sino a oggi, con certezza che (sempre per ignoranza!) continueranno a farlo?

  Vincesko 12/8/2016 - 23:18
Perché avete cancellato "vigliaccamente" il mio commento? Frequento poco, ma è la prima volta. E non vedo il motivo. 1. Non era pubblicità del libro, che ho dovuto doverosamente citare come fonte. 2. Segnalavo un fatto: non tanto la supposta affiliazione massonica di Al Baghdadi da parte della Super Loggia guerrafondaia «Hathor Pentalpha» (evento difficilmente verificabile, salvo che nessuno finora dei tantissimi nomi elencati nel libro come appartenenti alla Massoneria, anche famosissimi, ha smentito, pena lo sbugiardamento documentale pubblico minacciato dall'autore del libro, maestro venerabile massonico), ma che sia stato scarcerato (evento verificabile) in concomitanza con la supposta affiliazione. 3. Che gli USA, per i quali presumo abbiate simpatia, siano stati restii a contrastare l’Isis mi pare inconfutabile, sia sulla base del numero degli interventi giornalieri di contrasto, sia sulla base della loro efficacia-efficienza (le colonne di soldati e di tir pieni di petrolio quasi giornalieri dell’Isis – come attestato dai Russi (a me, peraltro, non particolarmente simpatici) - sfuggivano sistematicamente alla loro occhiuta rilevazione satellitare?), sia sulla base della impressionante progressione territoriale dell’Isis, oggettivamente inspiegabile per un gruppo terroristico. Allora - qualunque sia stato il motivo - non siete migliori del censore (preventivo: segno di vigliaccheria) Bagnai.
PS: So che voi, come Bagnai, siete permalosissimi, segnalo che "vigliacco" nel primo caso è tra virgolette.

  dragonfly 13/8/2016 - 00:02
perchè?! per il poco che conosco di questo blog, direi che hanno cercato di evitarti una figuraccia. invano, vedo.

  michele boldrin 13/8/2016 - 12:31
Troppi troll anonimi che scrivono balle a cazzo e sono o ben cosi' stupidi da non capirlo o ben cosi' in mala fede da fregarsene. 
nFA non e' nata per lasciare spazio a gente di questo genere. Quindi prenderemo provvedimenti.

  Vincesko 13/8/2016 - 23:53
Metto insieme le due risposte perché ho un solo commento a disposizione.
@dragonfly
?! Sei stato temerario a violare il divieto impartito dalla Redazione Suprema, famigerata per applicare le sanzioni alla rovescia, di dialogare con me. Ma, francamente, potevi farne a meno. Hai scritto una fesseria gratuita e maleducata da adepto-boccalone (ho constatato che, per solito, sono i boccaloni che accusano gli altri di complottismo), che ha in uggia la Massoneria e – pare - la psicoanalisi… Sei anche recidivo. Ripeto: mi spiace, io sono miscredente (cfr. discussione in http://noisefromamerika.org/articolo/illusione-keynesiana), come si poteva arguire facilmente anche dal titolo semischerzoso che avevo dato al commento censurato: “Ambasciator non porta pena: Cherchez Al Baghdadi”, di un articolo che vuole vincere facile, omettendo lo scarsissimo impegno anti-Isis dell’Amministrazione Obama-Clinton, che è un fatto. Ma a te anche i fatti “antipatici” sono in uggia, vero?
PS: Per chi non lo avesse capito, ho usato l’avverbio “vigliaccamente” in senso ironico, dopo aver letto il commento – as usual - sopra le righe di Michele Boldrin.
***
@michele boldrin
La tua incontinenza verbale – te l’ho già detto - è un brutto indizio. Parlane con qualcuno.
“Ripeto”? Non stavi parlando con me.
Ripeto: la fonte è verificabile indirettamente, dall’assenza assoluta di querele da parte delle centinaia di nomi, anche famosi, italiani e stranieri, elencati come affiliati alla Massoneria e taluni autori di “misfatti”, in quasi 2 anni dall’uscita del libro. Il problema dell’Isis, come ho scritto, non può essere circoscritto alla questione della supposta ammissione della Clinton, che d’acchito è una fola talmente grossa che si smentisce da sé. Mi è sembrato utile fornire una chiave di lettura complementare, con tutti gli stralimiti e le strariserve del caso, della strana inerzia degli USA contro l’Isis, portando il focus sul capo dell’Isis, se non altro, come uso fare abitualmente quando ne so poco, per farla confutare. Il libro, secondo l’autore, avrà una continuazione, con altre rivelazioni.
Bagnai non mi ha mandato a quel paese. Due mesi fa, la seconda volta in 6 anni che partecipavo alla discussione – che era su Monti e sul complotto contro Berlusconi - sul suo sito, dove andavo rarissimamente (aborro le sette, di qualunque colore), con un suo adepto, mi ha censurato per 2 volte un commento, nonostante la mia rettifica (forse perché, manco a farlo apposta, citavo l’appartenenza alla Massoneria di un ex presidente della Repubblica italiana). Dopodiché, come faccio sempre in caso di censura immotivata, mi sono cancellato dalla sua newsletter, alla quale mi ero iscritto un paio di settimane prima (il 30 o il 31 maggio 2016).
Sono iscritto a NfA almeno dal 2013, vi leggo raramente, ho partecipato in 3-4 anni (le ho contate ora) a 13 discussioni. In particolare sulle pensioni, fornendo oggettivamente un notevole… valore aggiunto (per il volgo: i puntini sospensivi hanno anche senso ironico, cfr. Treccani online). Ho resistito finora perché non avete la moderazione preventiva, cosa che io apprezzo. Non ho mai attaccato nessuno, ma sono stato oggetto di attacchi gratuiti (peraltro, indizio certo di coda di paglia). Riuscirò a sopravvivere anche senza leggervi del tutto. Naturalmente, come faccio sempre, mi cancellerò dalla vostra newsletter in caso di censura immotivata. Se lo fate voi, mi evitate la fatica.

  michele boldrin 13/8/2016 - 12:36
Ti ripeto: sei anonimo e scrivi troiate a caso, del tutto non verificabili (per tua stessa ammissione) e condite di follie complottiste. 
Non fa per nFA, ci annoia e ci insozza, non so cos'altro dirti.
Tu o ben sei completamente stupido o sei in estrema mala fede. A me frega nulla di perder tempo con gente come te, non siete valore aggiunto.
T'ha mandato a quel paese anche Bagnai? Vedi, anche gli orologi rotti segnano l'ora giusta due volte al giorno! 

  Vincesko 15/8/2016 - 11:43
@michele boldrin
Aggiungo (v. "Boccaloni e incontinenti verbali"). Tu non sei stupido, anche se ti comporti talvolta da tale, sei anche fondamentalmente sincero e onesto (con qualche “strana” licenza, tipiche dei neo-liberisti, di lettura "selettiva" dei commenti, di prendere fischi per fiaschi e di proiezione), ma hai la debolezza grave di millantare competenze (quelle che fanno audience e servono al ceto dirigente…) estranee al tuo curriculum (in questo ha ragione l’“orologio” permalosissimo Bagnai), e il tuo senso di colpa (iperacuito dall’aver avuto – presumo - un papà e forse anche un nonno o uno zio troppo rompicoglioni) ti fa sbroccare abitualmente. Al netto, ovviamente, come tu ben sai, della sesquipedale fesseria (poiché questa competenza, invece, c’è nel tuo curriculum) che non ti sei accorto che nella spesa pensionistica italiana ci sono ben 90 mld di voci più o meno spurie su 280.
In altri siti (certamente non nel mio, con oltre 920.000 visualizzazioni, ancorché vi scriva poco e sia spesso in avaria, ché sono socialdemocratico, liberale e libertario e capisco le debolezze umane), verresti senza dubbio presto bannato. Anche per questo – suppongo - ti sei costruito un blog tutto tuo, in cui ammannisci al colto e all’inclita la tua ideologia strampalata, spietata e a senso unico (con qualche furbesca contaminazione dal campo avverso) al soldo dei ricchi e ti diletti a distribuire ‘ad capocchiam’ ai reprobi e ai renitenti le tue indignate spalmate e, talvolta, le tue sanzioni alla rovescia.
Se dovessi darti un suggerimento, ti direi: sii più lieve, fatti ogni tanto una liberatoria risata a cuore aperto (somigli inquietantemente al frate assassino de “Il nome della rosa”…), aggiungici qualche salutare scopata, per la cui bisogna ci sono eventualmente vari ‘aiutini’ chimici che fanno miracoli, stai solo attento alla pressione alta.
Infine, anche se, per il tuo sado-masochismo tipico dei neo-liberisti, sei troppo scarso per me, scusami, non mi va più di sopportare la tua infantile prepotenza, mi è venuta a noia; continueremo la discussione eventualmente in campo neutro e ad armi pari. Ti chiedo scusa per queste osservazioni personali, ma sono sicuro ti saranno utili. Grazie dell’ospitalità e addio (o, chissà, arrivederci).
PS: Ti informo che poco fa mi sono cancellato dalla newsletter di NfA.

  Andrea D. 13/8/2016 - 00:00
Non sono un vigliacco e non sono anonimo, lo dovresti sapere bene visto che per postare occorre registrarsi e io sono registrato con un indirizzo email perfettamente valido. Non mi paga Putin, almeno non più di quanto la Clinton paghi te. Nel caso non te ne fossi accorto, c'è in corso una guerra civile (che non ho certo voluto io, magari il duo Obama/Clinton su questo ha qualche responsabilità in più di me) e in guerra, putroppo, la gente muore, anche i civili, soprattutto se i ribelli si annidano nelle città, tra cui Aleppo (ma se si mettessero in campo aperto verrebbero spazzati via per cui questo è quanto). Muoiono civili anche quando in campo ci sono forze sostenute dagli USA come a Manbij, ci siamo? Per il resto ribadisco, e non mi pare di aver letto una tua risposta sul punto, in Libia, dove non c'è Putin e dove il crudele ditatore è stato eliminato, come siamo messi? Non mi pare che siano tutte rose e fiori, o no?

  michele boldrin13/8/2016 - 12:29
Al resto nemmeno ti rispondo: t'immagini se devo rispondere ad uno che lavora per Putin a diffondere balle giusto in calce ad un articolo che prova, appunto, come funziona la macchina fascio-putiniana della generazione di balle propagandistiche. 
Per il resto, vedremo di prendere provvedimenti.

PS:

Ecco il mio commento censurato:
Ambasciator non porta pena: Cherchez Al Baghdadi
Secondo il libro “Massoni” di Gioele Magaldi, il sedicente califfo Al Baghdadi è affiliato alla Super Loggia massonica reazionaria «Hathor Pentalpha» dal 2009. Barack Obama è affiliato alla Super Loggia «Maat» nel 2005, costituita da massoni progressisti e neoaristocratici moderati nel 2004 proprio per contrastare la «Hathor Pentalpha».
Riporto alcuni stralci inerenti alla Super Loggia «Hathor Pentalpha» e ad Al Baghdadi.

“FK: Sta bene. Insomma, a settembre del 2000 eravamo ormai in ansia per quello che la «Hathor Pentalpha» avrebbe potuto architettare di spaventoso e incontrollabile, se fosse riuscita a collocare il suo candidato ormai scoperto alla presidenza Usa. FCI: Alludi a George W. Bush? FK: E a chi se no? Fu iniziato in tutta fretta alla Ur-Lodge istituita formalmente in quello stesso anno. La superloggia della vendetta e della sete di sangue, messa in piedi ufficiosamente già quattro anni prima, dagli amici di suo padre... FJ: Cosa pensi dei due Bush, George H.W. e George W., sul piano personale? FK: Il padre è stato un massone autentico e un ottimo fratello. Un soggetto raffinato, intelligente e leale, prima dell’impazzimento dal 1992 in avanti. Per tanti anni abbiamo collaborato a meraviglia su infiniti fronti. Poi si è lasciato sconvolgere dal risentimento e dall’egocentrismo. Anche se, negli ultimi anni, ci siamo riconciliati. Il figlio, George Jr., non voglio dire che sia un cretino, ma certo non è mai stato un’aquila. Era l’uomo mediocre giusto al momento e al posto giusto, per curare l’interesse di gente come Dick e Lynne Cheney, John C. Bogle, Don Rumsfeld, Riley P. Bechtel, David J. Lesar, i Kristol padre e figlio, John Bolton e alcuni studi legali internazionali a lui riconducibili in modo palese o occulto, James Woolsey, Kenneth D. Deer, David J. O’Reilly, George P. Schultz e tanti altri fratelli statunitensi, europei e arabi della «Hathor» di cui sarò felice di descrivere vita, morte e miracoli... a tempo debito. George W. era il miglior soggetto disponibile sulla piazza per fare da schermo e portavoce delle ambizioni feroci e dissennate della «Hathor Pentalpha». Anche la famiglia Bush ha guadagnato un mucchio di soldi dal 2003 in poi e per George Sr., insieme all’orgoglio di vedere suo figlio in sella per ben due mandati presidenziali, tutto ciò ha costituito un abbondante risarcimento per le sue ambizioni deluse del 1992, quando gli preferimmo Clinton. Un risarcimento così soddisfacente che, alla fine, si permise anche il lusso di stringere rapporti amichevoli con Bill, nel corso degli anni Duemila”.
“FK: Con impressionante coincidenza simbolica e temporale, nello stesso aprile del 2013 in cui Al Qaeda Iraq mutava il proprio nome in Isis/Isil, lo storico portabandiera e massimo spaventapasseri politico della «Hathor Pentalpha», cioè il due volte presidente Usa fratello George Bush Jr. lanciava la corsa alla Casa bianca per il 2016 del fratello di sangue e di loggia Jeb. Il fratello «pentalphiano» Jeb Bush al vertice dell’amministrazione americana per guidare finalmente un credibile «scontro delle civiltà» contro un Isis/Isil che incarna molto meglio di Al Qaeda. e di altre sigle terroristiche farlocche create massonicamente in vitro, il pericolo di un integralismo radicale e orribile, contrapposto mortalmente ai valori della civiltà occidentale”.
“Riassumo. Nel 2009, finito il controllo dei guerrafondai «hathor-pentalphiani» sulla Casa bianca, stranamente costoro si preoccupano di iniziare alla loro Ur-Lodge un oscuro capo religioso membro di Al Qaeda Iraq, imprigionato come terrorista pericoloso sin dal 2004. Non appena costui cinge il suo grembiulino nuovo di zecca e conferito a fil di spada, viene anche clamorosamente liberato, destando non poco sconcerto tra i responsabili militari dell’area detentiva”.

Note

[1] Dialogo nel blog neo-liberista NoisefromAmerika su Keynes e dintorni

[2] Dialogo n. 2 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni

[3] Dialogo n. 3 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni

[4] Dialoghi sull’INPS che ha un buco e può fallire


Articolo collegato:

L’irascibile e turpiloquente censore Michele Boldrin era totalmente scettico sulla fonte del mio primo commento censurato - che avevo intitolato “Ambasciator non porta pena: Cherchez Al Baghdadi” -, il libro “Massoni”, dal quale avevo ricavato la notizia che Al Baghdadi era stato liberato da un carcere USA prima di essere affiliato alla superloggia massonica reazionaria «Hathor Pentalpha». 
Secondo il libro “Massoni” di Gioele Magaldi, il sedicente califfo Al Baghdadi è affiliato alla Super Loggia massonica reazionaria «Hathor Pentalpha» dal 2009. Barack Obama è affiliato alla Super Loggia «Maat» nel 2005, costituita da massoni progressisti e neoaristocratici moderati nel 2004 proprio per contrastare la «Hathor Pentalpha».
“[...] Riassumo. Nel 2009, finito il controllo dei guerrafondai «hathor-pentalphiani» sulla Casa bianca, stranamente costoro si preoccupano di iniziare alla loro Ur-Lodge un oscuro capo religioso membro di Al Qaeda Iraq, imprigionato come terrorista pericoloso sin dal 2004. Non appena costui cinge il suo grembiulino nuovo di zecca e conferito a fil di spada, viene anche clamorosamente liberato, destando non poco sconcerto tra i responsabili militari dell’area detentiva”. 
Sull’affiliazione, non ho conferme da altre fonti, ma sul fatto che fosse in un carcere sotto il controllo degli USA ora arriva la conferma dei media statunitensi (e di Repubblica).

Media Usa: "Al Baghdadi fu detenuto ad Abu Ghraib"
Nel 2004 tra i prigionieri del carcere iracheno, prima che scoppiasse lo scandalo delle torture Usa. Lo scrive "The Intercept", il sito online diretto da Glenn Greenwald, il giornalista che pubblicò le rivelazioni di Snowden sullo scandalo delle intercettazioni della Nsa
26 agosto 2016

Questa rottura ha avuto luogo anche nella geopolitica. La giravolta della politica americana era già evidente con l’impegno crescente degli Stati Uniti nella crisi dei Balcani degli anni ’90. Doveva tuttavia manifestarsi con forza in occasione dell’invasione dell’Iraq nel 2003. Questa invasione è stata il punto supremo raggiunto da uno scompiglio politico che si può identificare come interventismo provvidenzialista nella politica americana [11]. Questo interventismo ha aperto la via alle guerre settarie che si vedono sviluppare oggi e di cui il sedicente «Stato islamico» non è che una forma particolarmente radicale. Infatti, è noto che, per opporsi al dominio sciita sul governo irakeno, il governo americano ha suscitato una forma di opposizione armata, che ha fatto nascere l’organizzazione che si fa chiamare «Stato islamico». Il generale Vincent Desportes l’ha riconosciuto nel 2014 davanti alla commissione parlamentare per gli affari esteri, della difesa e delle forze armate:
«Chi è il dottor Frankenstein che ha creato questo mostro? Diciamolo chiaramente, perché questo ha delle conseguenze: sono gli Stati Uniti. Per interesse politico a breve termine, altri attori – di cui alcuni si atteggiano ad amici dell’Occidente –, altri attori, dunque, per compiacenza o per volontà deliberata, hanno contribuito a questa costruzione e al suo rafforzamento. Ma i primi responsabili sono gli Stati Uniti» [12].
L’Euro e il contesto internazionale
di Jacques Sapir  -  20 novembre 2016


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venerdì 19 agosto 2016

Critiche severe all’economia italiana da importanti giornali di Spagna, Francia, Gran Bretagna e USA


Nei giorni scorsi, alcuni importanti giornali europei ed americani (in ordine cronologico, El Pays, Le Monde, Financial Times e Wall Street Journal) hanno analizzato criticamente l’economia italiana, arrivando a parlare di Italia come malata d’Europa. Vediamo allora di capire se questo severo giudizio è giustificato e, nel caso, perché.
Avanzo primario e deficit. Se c’è avanzo primario,[1] la politica economica non è espansiva, poiché sottrae risorse all’economia reale. Anche considerando il deficit[2] e quindi includendo gli interessi passivi, questi per 1/3 vanno all’estero e per il resto restano nel circuito finanziario[3] e non vanno a finanziare investimenti. Basta fare allora un’analisi comparativa del dato del deficit/Pil[4] per capire che nei 7 anni di crisi i Paesi di appartenenza dei giornali che criticano l’Italia, in particolare la Spagna e la Gran Bretagna (per gli USA il discorso è analogo, il deficit raggiunse il 10% per poi calare gradualmente), a differenza dell’Italia hanno beneficiato di una forte politica di deficit spending.
Ne discende, allora, che il giudizio degli importanti giornali è viziato almeno un po’ da ignoranza o, più probabilmente, da malafede.

Debito pubblico. Si obietta che l'Italia ha, però, un altissimo debito pubblico (che, intanto, durante la crisi è cresciuto meno che negli altri Paesi e nel lungo termine è il più sostenibile); questo è vero, ma con alle spalle una banca centrale degna di questo nome, come dimostrano gli USA, il Giappone o la Gran Bretagna, e perfino l’Eurozona a partire dal marzo 2015 (varo del QE), il debito pubblico non è un grosso problema.
Il debito pubblico, inoltre, non va ridotto in recessione o stagnazione, sarebbe una misura pro ciclica ed aggraverebbe la crisi, a meno che non lo si faccia prendendo i soldi al 5% più ricco, a bassissima propensione al consumo.

Crescita. Per le cose da fare e dove destinare i soldi, l’ho già scritto, sono d’accordo col governatore Ignazio Visco che, nella sua Relazione 2016 (sul 2015), ha chiesto “un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, [che] avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica”. (pag. 9). Ai quali, però, aggiungerei la green economy e un Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità (scandalosamente carenti in Italia), da locare ad affitto sociale. Il governatore ha aggiunto: “Per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti; sono importanti un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. Se i margini oggi disponibili nel bilancio sono limitati, è comunque possibile programmare l’attuazione di questi interventi su un orizzonte temporale più ampio”. (pagg. 12-13). A parte la riduzione del cuneo fiscale, che in una crisi da domanda è una palese incongruenza, gli altri punti sono condivisibili, ma rinviati sostanzialmente alle calende greche. Ovviamente è un’eresia per Visco suggerire di prendere i soldi ai ricchi.

Conclusione. La questione, a mio avviso, va al di là delle ideologie economiche ed è di una semplicità solare: è necessario implementare una politica economica anticiclica, espansiva in periodi di vacche magre (come oggi, anzi da 8 anni!), restrittiva in fasi di vacche grasse (quindi occorre evitare gli eccessi anche del keynesismo). Come dimostrano i governi di tutti i colori: ad esempio, appunto, gli USA keynesiani, la Gran Bretagna neo-liberista, la Spagna neo-liberista, la Francia prima neo-liberista e poi sedicente keynesiana, il Giappone (destra e sinistra), tutti Paesi in cui si sono registrati durante la crisi deficit fino al 10% del Pil e aumenti del debito pubblico maggiori di quello italiano. I consumi languono sia perché chi ha i soldi è restio a spenderli, sia perché i soldi negli ultimi 20-30 anni si sono concentrati nelle fasce alte, a bassa propensione al consumo, e ridotti nelle fasce basse, ad alta propensione al consumo. Occorre perciò redistribuirli ed invece si continua a fare il contrario. Il debito pubblico non è un grosso problema se lo Stato ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome; in recessione o stagnazione ridurlo tagliando la spesa (quella italiana è globalmente in linea o sotto la media UE) o aumentando le tasse non è una priorità, anzi è esiziale, a meno che non lo si riduca mediante un prelievo straordinario sulla ricchezza del 5% più ricco delle famiglie, a bassissima propensione al consumo.

PS: Dai dati EUROSTAT relativi al deficit/Pil, si evince facilmente che la Germania, Paese leader UE e avvantaggiato dalla moneta unica, non solo si rifiuta di fare da locomotiva d'Europa come i suoi conti pubblici le permetterebbero, beneficiando i Tedeschi stessi, e la sua posizione di leadership le imporrebbe, ma vieta, attraverso la Commissione europea, a Paesi come l'Italia di fare una politica fiscale espansiva e all'Europa di fare altrettanto. Questa rigidità egoistica ed ottusa - deleteria per l'Italia - rischia di avere prima o poi, come ha avvertito il premio Nobel Joseph Stiglitz sul Financial Times dello scorso 17/8, effetti devastanti sulla tenuta dell'Unione europea.

PPS: Allego l’articolo di Joseph Stiglitz:
August 17, 2016 4:32 am
A split euro is the solution for Europe’s single currency
Joseph Stiglitz
The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz
Traggo dall’articolo originale di Joseph Stiglitz il passo relativo alle soluzioni (con l’avvertenza importante che egli ignora che il mandato della BCE è duale – non solo stabilità dei prezzi ma anche sostenere le politiche economiche dell’UE fissate nell’art. 3 del Trattato UE, tra cui “la piena occupazione” e “una crescita economica equilibrata” -, in particolare in deflazione o con un tasso d’inflazione EUZ sensibilmente inferiore al target, che è poco sotto il 2%):
“Le modifiche alle regole necessarie per far funzionare l'euro sono in senso economico di piccole dimensioni. Un'unione bancaria comune, cosa più importante l'assicurazione comune dei depositi; norme intese a restringere i surplus commerciali; e eurobond o qualche altro meccanismo simile per la mutualizzazione del debito. La politica monetaria deve concentrarsi maggiormente sull'occupazione, la crescita e la stabilità, non solo l'inflazione. Nel frattempo, le politiche industriali e le altre politiche devono essere orientate ad aiutare i paesi ritardatari a raggiungere i leader. Ancora più importante: un allontanamento dalla austerità verso politiche fiscali orientate alla crescita. Ma queste sembrano ben oltre le politiche di oggi dell'Europa, con la Germania che ancora va sostenendo che "L'Europa non è un'unione di trasferimenti".”.


Note

[1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.

[2] Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.

[3] Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi

[4] EUROSTAT – Deficit/Pil
.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
Italia........ -1,5....-2,7...-5,3..-4,2..-3,5..-2,9..-2,9.. -3,0..-2,6
Francia.....-2,5...-3,2....-7,2..-6,8..-5,1..-4,8..-4,0..-4,0...-3,5
Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0..-9.4..-9,6.-10,4..-6,9..-5,9..-5,1
Gran Br.... -3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7..-8,3..-5,6..-5,6.. -4,4
Germania +0,2..-0,2....-3,2..-4,2..-1,0..-0,1..-0,1..+0,3. +0,7


Appendice


August 17, 2016 4:32 am
A split euro is the solution for Europe’s single currency
Joseph Stiglitz
The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz

That Europe, and especially the
eurozone, has not been doing well since the 2008 crisis is beyond dispute. The single currency was supposed to bring prosperity and enhance European solidarity. It has done just the opposite, with depressions in some countries greater than the Great Depression.
To answer the question about what is to be done, one has to answer another: what went wrong. Some claim that policymakers made a set of mistakes — excessive austerity and poorly designed structural reforms. In other words, there is nothing wrong with the euro that could not be fixed by putting someone else in charge.
I disagree. There are more fundamental problems with the structure of the eurozone, the rules and institutions that guide and constitute it. These may well be insurmountable, raising the prospect that the time has come for a more comprehensive rethinking of the single currency, even to the point of unwinding it.
Put simply, the euro was flawed at birth. It was almost inevitable that taking away two key adjustment mechanisms, the interest and exchange rates, without putting anything else in their place, would make macro adjustment difficult. Add to that a central bank mandated to focus on inflation and with countries still further constrained by limits on their fiscal deficits, the result would be excessively high unemployment and gross domestic product consistently below potential output. With countries borrowing in a currency not under their remit, and with no easy mechanism for controlling trade deficits, crises too were predictable.  
The alternative to adjusting nominal exchange rates is adjusting real ones — having Greek prices fall relative to German prices. But there are no rules in place that could force a rise in German prices and the social and economic costs of forcing Greek prices to fall enough are enormous. One might dream of Greek productivity growing faster than that of Germany as an alternative way of “adjusting,” but no one has figured out how to do it. So too for Spain and Portugal. In the absence of a grand strategy, the troika of international institutions has flailed around, putting in place new rules for defining fresh milk or the size of loaves of bread. Whether these are desirable can be debated; that they are not going to achieve the desired adjustment in real exchange rates cannot.
The rule changes needed to make the euro work are in an economic sense small. A common banking union, most importantly common deposit insurance; rules to curtail trade surpluses; and eurobonds or some other similar mechanism for mutualisation of debt. Monetary policy to focus more on employment, growth and stability, not just inflation. Meanwhile, industrial and other policies should be orientated to helping the laggard countries catch up to the leaders. Most importantly: a move away from austerity towards growth-oriented fiscal policies. But these seem well beyond the politics of Europe today, with Germany still arguing that “Europe is not a transfer union”.
Good currency arrangements cannot ensure prosperity; flawed ones lead to recessions and depressions. And among the kinds of currency arrangements long associated with recessions and depressions are pegs, where the value of one country’s currency is fixed relative to another. A single currency is neither necessary nor sufficient for close economic and political co-operation. Europe needs to focus on what is important to achieve that goal. An end to the single currency would not be the end of the European project. The other institutions of the EU would remain: there would still be free trade and migration.
It is important that there can be a smooth transition out of the euro, with an amicable divorce, possibly moving to a “flexible-euro” system, with say a strong Northern Euro and softer southern euro. Of course, none of this will be easy. The hardest problem will be dealing with the legacy of debt. The easiest way of doing that is to redenominate all euro debts as “southern euro” debts.
As we move to a digital economy, modern technology enables a set of market-based reforms that can simultaneously achieve the triple goals of full employment, trade balance, and fiscal balance, through credit auctions and electronic trade tokens. In the current global system, we rely on central banks to set interest rates, hoping somehow that the resulting trade balance, investment, and consumption will be “right.” They typically aren’t. The alternative approach focuses on the quantities of, say, investment and trade balance, that we need, and lets the market set the price to achieve this.
Over time exchange rate variations could become more limited as institutions develop. The flexible euro is a strategy for incorporating the advances in economic integration already made while providing the space for reforms.
The single currency was supposed to be a means to an end. It has become an end in itself — one that undermines more fundamental aspects of the European project, as it spreads divisiveness rather than solidarity. An amicable divorce — a relatively smooth end to the euro, perhaps instituting the proposed system of the flexible euro — could restore Europe to prosperity and enable the continent to once again focus, with renewed solidarity, on the many real challenges that it faces. Europe may have to abandon the euro to save Europe and the European project.
The writer, a Nobel laureate in economics, is author of ‘The Euro: How a Common Currency Threatens the Future of Europe’

Che l'Europa, e in particolare la zona euro, non ha fatto bene dalla crisi del 2008 è fuori discussione. La moneta unica avrebbe dovuto portare prosperità e rafforzare la solidarietà europea. Ha fatto proprio l'opposto, con depressioni in alcuni paesi superiori alla Grande Depressione.
Per rispondere alla domanda su cosa si deve fare, si deve rispondere a un'altra: cosa è andato storto. Alcuni sostengono che i politici hanno fatto una serie di errori - l'austerità eccessiva e riforme strutturali mal progettate. In altre parole, non c'è niente di sbagliato con l'euro che non poteva essere risolto mettendo qualcun altro in carica.
Non sono d'accordo. Ci sono problemi più fondamentali con la struttura della zona euro, le regole e le istituzioni che lo guidano e lo costituiscono. Questi possono anche essere insormontabili, sollevando la prospettiva che è giunto il momento per un ripensamento più completo della moneta unica, fino al punto di disfarla.
In parole povere, l'euro è stato viziato alla nascita. Era quasi inevitabile che togliendo due meccanismi di regolazione chiave, i tassi di interesse e di cambio, senza mettere niente altro al loro posto, avrebbe reso la regolazione macro difficile. A questo aggiungete una banca centrale con il mandato di concentrarsi sull'inflazione e con i paesi ancora di più vincolati da limiti sui loro deficit fiscali, il risultato sarebbe stato un'eccessivamente elevata disoccupazione e il prodotto interno lordo costantemente al di sotto del prodotto potenziale. Con i paesi indebitati in una valuta non sotto la loro competenza, e senza un facile meccanismo per controllare i deficit commerciali, le crisi erano troppo prevedibili.
L'alternativa ad aggiustare tassi di cambio nominali è aggiustare quelli reali - avere prezzi greci che scendono rispetto ai prezzi tedeschi. Ma non ci sono norme in vigore che potrebbero costringere un aumento dei prezzi tedeschi e i costi sociali ed economici per costringere i prezzi greci a calare abbastanza sono enormi. Si potrebbe sognare che la produttività greca cresca più velocemente di quella della Germania come un modo alternativo di "regolare", ma nessuno ha capito come farlo. Così anche per la Spagna e il Portogallo. In assenza di una grande strategia, la troika delle istituzioni internazionali ha agito in giro, mettendo in atto nuove regole per la definizione di latte fresco o la dimensione di pagnotte di pane. Se questi sono desiderabili può essere discusso; che non si è in via di ottenere l'aggiustamento desiderato dei tassi di cambio reali non si può.
Le modifiche alle regole necessarie per far funzionare l'euro sono in senso economico di piccole dimensioni. Un'unione bancaria comune, cosa più importante l'assicurazione comune dei depositi; norme intese a restringere i surplus commerciali; e eurobond o qualche altro meccanismo simile per la mutualizzazione del debito. La politica monetaria deve concentrarsi maggiormente sull'occupazione, la crescita e la stabilità, non solo l'inflazione. Nel frattempo, le politiche industriali e le altre politiche devono essere orientate ad aiutare i paesi ritardatari a raggiungere i leader. Ancora più importante: un allontanamento dalla austerità verso politiche fiscali orientate alla crescita. Ma queste sembrano ben oltre le politiche di oggi dell'Europa, con la Germania che ancora va sostenendo che "L'Europa non è un'unione di trasferimenti".
Buoni accordi valutari non possono garantire la prosperità; quelli difettosi portano a recessioni e depressioni. E tra il tipo di accordi di valuta a lungo associato con recessioni e depressioni sono i ‘ganci’, dove il valore della valuta di un paese è fisso rispetto ad un altro. Una moneta unica non è né necessaria né sufficiente per una stretta cooperazione economica e politica. L'Europa ha bisogno di concentrarsi su ciò che è importante per raggiungere tale obiettivo. La fine della moneta unica non sarebbe la fine del progetto europeo. Le altre istituzioni dell'UE resterebbero: ci sarebbe ancora il libero scambio e la libera circolazione delle persone.
E' importante che ci possa essere una transizione morbida fuori dall'euro, con un divorzio amichevole, forse di passare a un sistema di "euro flessibile", con dire un Euro forte del Nord e un euro più debole del Sud. Naturalmente, niente di tutto questo sarà facile. Il problema più difficile sarà che cosa fare con l'eredità del debito. Il modo più semplice di farlo è quello di ridenominare tutti i debiti in euro come debiti "in euro del sud".
Mentre ci muoviamo verso un'economia digitale, la tecnologia moderna consente una serie di riforme di mercato che possono contemporaneamente raggiungere il triplice obiettivo di piena occupazione, bilancia commerciale, e l'equilibrio fiscale, attraverso le aste di credito e buoni di commercio elettronico. Nel sistema globale attuale, ci affidiamo a banche centrali per impostare i tassi di interesse, sperando in qualche modo che la risultante bilancia commerciale, gli investimenti e il consumo saranno "giusti". In genere non lo sono. L'approccio alternativo si concentra sulle quantità di, per esempio, gli investimenti e la bilancia commerciale, di cui abbiamo bisogno, e lascia che il mercato fissi il prezzo per raggiungere questo obiettivo.
Nel corso del tempo le variazioni dei tassi di cambio potrebbero diventare più limitati come le istituzioni si sviluppano. L'euro flessibile è una strategia per integrare i progressi in materia di integrazione economica già effettuate, fornendo lo spazio per le riforme.
La moneta unica doveva essere un mezzo per un fine. E' diventata fine a se stessa - quella che mina gli aspetti più fondamentali del progetto europeo, così come diffonde divisione piuttosto che solidarietà. Un divorzio amichevole - una fine relativamente morbida per l'euro, forse istituendo il sistema proposto dell'euro flessibile - potrebbe riportare l'Europa alla prosperità e mettere in grado il continente di concentrarsi ancora una volta, con rinnovata solidarietà, sulle molte sfide reali che essa deve affrontare. L'Europa potrebbe dover abbandonare l'euro per salvare l'Europa e il progetto europeo.

Lo scrittore, premio Nobel per l'economia, è autore di 'L'euro: come una valuta comune minaccia il futuro dell'Europa'


Articolo collegato:

Gustavo Piga, commentando un saggio di Hugh Rockoff della Rutgers University intitolato “How Long Did it Take the United States to Become an Optimal Currency Area?”, ovvero “Quanto ci hanno messo gli Stati Uniti a divenire una Area Valutaria Ottimale?”, spiega perché, nonostante i difetti, per l’Unione Europea è preferibile continuare ad adottare una moneta ed una politica monetaria comune.

Moneta e bandiera: il se e quando degli Stati Uniti d’Europa
Gustavo Piga  -  18 agosto 2016


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