sabato 29 ottobre 2016

Pomodoro “San Marzano”, quando coloro che dovevano tutelarlo lo affossarono




La falsa polemica sul San Marzano
I campani hanno perso da tempo la loro tutela. Restano solo le lobby agricole a battersi contro l'Europa e i mulini a vento. E una parte della politica a dar loro una mano.
Far nulla è spesso difficile, perché richiede di essere presenti e decidere di non agire. Il concetto, elaborato dall'artista britannico Robert Fripp, spiega perché qui sotto c'è un articolo scritto da un altro giornalista. E' un pezzo costruito da Angelo di Mambro e apparso sull'Informatore Agrario. E' fatto talmente bene che sarebbe stato inutile riscriverlo daccapo. Spiega perché il primato del pomodoro San Marzano campano è perso da tempo. E perché l'energia messa nella polemica da Coldiretti e simili dovrebbe essere più saggiamente rivolta altrove.

Nell’articolo qui sopra, assieme a qualche inesattezza, ci sono alcune scomode verità.
A togliere il sapore ai pomodori, come nel caso dei pomodori belgi, ci ha già pensato la ricerca, che per conto delle grandi multinazionali o degli industriali locali ha "inventato" e apprestato gli ibridi.
Come successe, per fare l'esempio massimo, negli anni '80 del secolo scorso, con Sua Maestà il pomodoro “San Marzano”,[1] da parte in primo luogo di Cirio, De Rica, ecc., che avevano l'esigenza, per concentrare temporalmente i volumi prodotti, di disporre di un tipo di pomodoro con maggiore consistenza e che maturasse nell'arco di 40 giorni; e la complicità fattiva dei cosiddetti Consorzi di valorizzazione e tutela del "San Marzano", i quali, anziché tutelare il prodotto, lo affossarono. Perché il "San Marzano", che si distingueva per l’ottimo sapore e la salubrità della modalità di coltivazione (non a terra), comportava anche alcune caratteristiche poco confacenti alle esigenze delle industrie trasformatrici.
Le caratteristiche e le tecniche di produzione del “S. Marzano” sono:
- la coltivazione su sostegno (cioè su un paletto); perciò richiede(va)
- molta manodopera, sia in fase di piantagione, che di allevamento che di raccolta; è quindi
- più costoso, rispetto a quelli coltivati a terra;
- è soggetto ad ammalarsi;
- è di consistenza scarsa (per un basso tenore di peptina), per cui va presto messo in lavorazione dopo la raccolta (per rendersene conto, bastava vedere i pomodori ammassati nei cassoni che colavano succo, sui camion in fila per diverse ore, sotto il sole estivo, davanti alle fabbriche in attesa del loro turno di entrata);
- ha una maturazione scalare, cioè i frutti non maturano in un breve periodo, ma differenziati nell'arco di 3-4 mesi; infine, last but not least,
- subiva la concorrenza sleale di varietà somiglianti nella forma ma di qualità decisamente inferiore, che, a causa della complicità dei Consorzi di tutela e dei contadini associati, ne usurpa(va)no il nome (e i contributi dell'allora CEE).
Il “San Marzano”, infatti, fu condannato a morte dai suoi stessi produttori e protettori, a favore della varietà ibrida “Roma” e degli ibridi americani (Ipeel, Mac1, Mac2, Mac3, ecc.).
Successivamente, la Regione Campania lo ha recuperato, difeso con il marchio DOP e distribuito ad alcune aziende agricole, che lo coltivano e lo producono.
*
Il comparto del pomodoro “S. Marzano” attirava appetiti di vario genere, da quelli dei vari portatori d’interessi economico-finanziari, in primo luogo gli industriali nazionali e locali dediti alla trasformazione del pomodoro, a quelli delle categorie, a quelli politici, a quelli criminali della Camorra, che erano cointeressati nell’attività agricola, industriale e commerciale locale e talvolta di controllo delle maestranze per conto degli industriali.
Il regolamento CEE prevedeva che, per avere diritto ai contributi CEE, l’azienda agricola dovesse costituirsi in Società cooperativa. Ma, come al solito, fatta la legge trovato l’inganno: nel Comune di San Marzano, su 30 cooperative agricole, soltanto 3 erano di veri contadini, le altre 27 erano state costituite ed erano controllate da commercianti, che si avvalevano di prestanome.
Contrariamente a ciò che viene sostenuto nell’articolo de La Stampa, la Zona tipica era ben delimitata già allora (io ho avuto tra le mani e utilizzato per un’importante iniziativa sul pomodoro “San Marzano” un lucido che la rappresentava, predisposto dalla Facoltà di Agraria di Portici[2]), anche se, su pressioni politiche, la Regione aveva incluso – se ricordo bene - persino qualche Comune delle province di Caserta ed Avellino.
Naturalmente, occorreva che i controlli fossero i più laschi ed inefficaci possibile.
I contadini, con le loro aziende cooperative, erano associati ai Consorzi di tutela. Ce n’era uno per ogni partito politico. Quello di gran lunga più grosso era il CONCOSA, patrocinato dalla DC, con sede a Nocera Inferiore (SA), che raggruppava quasi il 90% dei produttori. Poi veniva l’AOSA, di area PCI. Ed infine alcune Associazioni di produttori, sparse per il resto della provincia di Salerno, soprattutto; per inciso, il presidente di una di queste fu arrestato per una truffa legata al pomodoro.
La COLDIRETTI,[3] la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale, di area DC,[4] tirava le fila. Ed esercitava il suo potere di lobbing sui politici regionali (la Regione Campania era governata dalla Democrazia Cristiana e suoi alleati del pentapartito), da una parte, e sugli imprenditori agricoli, dall’altra, anche ricorrendo (ho raccolto personalmente al riguardo le testimonianze di tre coltivatori diretti) a pressioni indebite e vere e proprie minacce fisiche sui coltivatori ancora legati sentimentalmente al pomodoro “S. Marzano” verace. Nei vari organismi, anche comunali, che venivano costituiti per gestire le varie iniziative sul pomodoro, era sempre presente almeno un rappresentante della COLDIRETTI, messo lì apposta per frenare, controllare, riferire ai suoi capi.
Ci furono alcuni tentativi di ottenere il riconoscimento DOC,[5] ma fallirono tutti, poiché i soggetti forti erano contrari a regolamentare il settore con il disciplinare di produzione che il marchio DOC (ora DOP) comporta e ad accettare le limitazioni ed i controlli conseguenti.
Io, che non c’entravo per niente col settore, profano della materia, dopo aver ascoltato casualmente per radio o tv, nel mese di marzo del 1985, la notizia che l’assessore regionale all’Agricoltura, Armando De Rosa, intendeva realizzare il marchio DOC per il pomodoro “S. Marzano”, ne parlai con un amico assessore comunale di un Comune della Zona tipica, che cascò dalle nuvole, e proposi, e mi impegnai in essa, un’iniziativa dal basso di cittadini. Che piano piano, coinvolgendo esponenti politici locali e dell’Università e della ricerca, riuscì a farsi strada nello scetticismo quasi generale.
Racconto ora per la prima volta questo aneddoto che ha dell’incredibile. Un giorno, nel corso del lavoro organizzativo, fui invitato personalmente, per il tramite ed accompagnato da un suo giovane funzionario, ad un incontro presso la sede del CONCOSA di Nocera (rammento ancora oggi che era un lunedì mattina), durante il quale il giovane direttore dello stesso, che aveva il compito istituzionale di tutelare e valorizzare il pomodoro “S. Marzano” - e veniva pagato per questo -, sbandierandolo ad arte in documenti, opuscoli, interviste ed interventi pubblici a beneficio dell’opinione pubblica ignara, mi propose di partecipare ad un giro di visite congiunte, da effettuarsi il successivo mercoledì, presso i produttori agricoli del pomodoro “San Marzano”, appartenenti sia al CONCOSA che all’AOSA – tenne a precisare -, per verificare direttamente il loro scarsissimo interesse a continuare a coltivare il “San Marzano”, per sostituirlo con le varietà ibride, come richiesto prima dalla Cirio e poi dagli altri industriali di trasformazione. Io ritenni l’invito talmente assurdo che pensai di considerarlo come non avvenuto e, albergando allora un forte sentimento di discrezione, non ne feci menzione a nessuno, ed è ora la prima volta che lo rendo pubblico.
Da quel momento, il CONCOSA moltiplicò la sua azione di boicottaggio dell’iniziativa importante che stavamo organizzando.
Che grazie al nostro impegno si poté svolgere, invece, con pieno successo, anche se con molto ritardo rispetto al programma - soltanto nella seconda metà del mese di ottobre, a campagna del pomodoro “San Marzano” ormai abbondantemente esaurita -, a causa della solita crisi politica della Giunta regionale campana, dopo che avvenne finalmente la nomina del nuovo assessore regionale dc all’Agricoltura, Alfredo Vito, il famoso Mister Centomila preferenze,[6] poi condannato per Tangentopoli, subentrato all’assessore dc all’Agricoltura Armando De Rosa, anch’egli poi condannato per Tangentopoli.[7] Che, su nostro invito, partecipò al convegno da noi organizzato, la domenica mattina, nel terzo ed ultimo dei tre giorni in cui si dispiegò l’iniziativa, e che vide anche la partecipazione del ministro socialista salernitano Carmelo Conte e di rappresentanti del mondo politico regionale (il presidente della Terza Commissione Agricoltura della Regione Campania) e locali (tra i quali Isaia Sales, del PCI[8]), accademico (il prof. Luigi Monti, ordinario della Facoltà di Agraria dell’Università di Portici[9]) e della ricerca (il prof. Sergio Porcelli, direttore dell’Istituto sperimentale di ricerca di Pontecagnano[10]), con un parterre affollato di rappresentanti delle varie categorie, ma quasi disertato dalla categoria più coinvolta, quella dei contadini. Moderatore del dibattito (ma in effetti vi fu una successione di interventi) fu Carmine Nardone, futuro presidente della Provincia di Benevento[11].
In qualità di coordinatore del Comitato di cittadini, io svolsi la relazione introduttiva, che, a giudicare dai riscontri successivi sia dei presenti che dei media (“Il Mattino”, una tv e un paio di giornali locali) fu apprezzata molto, in particolare per il taglio concreto, la denuncia schietta delle “anomalie” del comparto, la dimostrazione con dati alla mano che la crisi da sovrapproduzione dei pomodori non era imputabile al “San Marzano”, che i suoi difetti intrinseci (scarsa consistenza e vulnerabilità alle malattie), cosa confermata dai relatori tecnici, potevano essere superati con adeguati interventi (selezione massale o ibridazione), la proposta di un piano triennale, denominato “Progetto ‘88”, che includeva l’abbozzo di un piano di marketing, che, poggiando sulla notorietà mondiale già conquistata dal prodotto e sulla scelta di una strategia di differenziazione, sfruttasse i punti di forza del pomodoro “S. Marzano” per posizionarsi nella fascia alta di mercato per prezzo/qualità e rendesse sostenibile e profittevole un pomodoro caratterizzato, a causa delle tecniche colturali, da un costo di produzione elevato. Ma quella fu l’unica soddisfazione per me.
Infatti, non ci furono gli effetti sperati. Anzi, con quei funzionari felloni, che tradivano scandalosamente la loro missione, e quei rappresentanti politici, preoccupati più della loro carriera politica che del bene dell’agricoltura e di salvaguardare un prodotto tipico campano ottimo e già noto in tutto il mondo, i cui produttori (che erano anche elettori) erano i primi nemici, era inevitabile che il pomodoro “San Marzano” cadesse vittima dei piani di sostituzione orchestrati dagli industriali e che venisse sostituito da pomodori ibridi insipidi, ma somiglianti e più pesanti, che arricchivano così più facilmente le fameliche borse degli attori in campo rimpinguate dai contributi europei.
La Regione Campania, fortunatamente, dopo qualche anno lo ha recuperato, rilanciato e difeso con la DOP, affidandone la produzione a coltivatori selezionati,[12] per la fortuna dei buongustai e degli chef rinomati, italiani ed internazionali, che ne apprezzano le grandi qualità.

Note
[1] Pomodoro “San Marzano”

[2] Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli http://www.dipartimentodiagraria.unina.it/ 

[3] Coldiretti http://www.coldiretti.it/


[5] Allora, non esisteva la DOP




[9] Cercando in rete il nome del prof. Monti, ho trovato (oggi, 29.10.2016) questa notizia corredata con il suo curriculum, e mi sono almeno un po’ spiegato il comportamento, che allora mi apparve un po’ strano, del suo assistente che ci fornì inizialmente un aiuto per la nostra iniziativa sul pomodoro “San Marzano” (ad esempio, ci fornì il lucido che rappresentava la Zona tipica), ma poi ad un certo punto (quando la cosa si stava concretizzando e nella direzione di un suo recupero e valorizzazione) smise di farlo, con la motivazione che la sua ricerca si era indirizzata verso la patata. Ricordo che partecipò come spettatore al convegno (presumo abbia accompagnato il prof. Monti), ma quando, vistolo seduto in una poltroncina del cinema-teatro in cui si svolse il convegno, mi avvicinai e lo salutai, né si congratulò con me per l’esito dell’iniziativa, né mi sembrò particolarmente contento. E rilevai anche la contraddizione tra il suo comportamento ed il successivo intervento del prof. Monti, che, secondo il programma da me suggerito al moderatore, intervenne subito dopo di me per fare preliminarmente il punto, assieme al prof. Porcelli, sullo stato dell’arte della ricerca sul pomodoro, sostenne che il pomodoro “S. Marzano” andava valorizzato, migliorando tramite la ricerca i suoi punti deboli (la scarsa consistenza e la vulnerabilità alle malattie).
Incidenti prevedibili
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QUASI Distrutta la banca della biodiversità di Bari. 40% DEGLI Ottantamila semi, patrimonio della biodiversità mondiale, morti.
Luigi Monti Curriculum vitae
Ho trovato anche questo post, più ampio:

[10] Centro di ricerca per l’orticoltura


[12] Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-nocerino DOP  


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28 luglio 2017


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lunedì 24 ottobre 2016

Dialogo n. 2 tra gio.d e me su Draghi il temporeggiatore


Dopo il primo,[1] riporto il secondo dialogo tra gio.d e me, un po’ più acceso del precedente, sullo stesso tema: Draghi e il suo temporeggiare di fronte al perdurare della crisi economica nella maggior parte dei Paesi dell’Eurozona, svoltosi nel mese di novembre 2014 in calce al seguente articolo:

La contraddizione del banchiere centrale
Pubblicato da keynesblog il 19 novembre 2014

E’ chiaramente un gioco delle parti. Rossi segue l’esempio del suo ex capo. Anche la metà cattiva di Draghi, per tener buona la Germania, chiede a gran voce le c.d. riforme strutturali; la metà buona afferma, invece, che le c.d. riforme strutturali produrranno i loro effetti solo nel lungo periodo. Anche Ignazio Visco, a Napoli, in un discorso ad ampio respiro culturale, ha giudicato insufficiente l’azione pregressa della BCE, ma poi anch’egli si rifugia nell’invocazione delle riforme strutturali.
La politica monetaria – come è noto – è insufficiente da sola a far ripartire la crescita economica, essa va accompagnata da una politica fiscale (taglio di tasse e aumento di spesa selezionata); il QE – ventilato da Draghi, ma mai attuato – ha lo scopo proprio di rendere possibile agli Stati tale indispensabile politica fiscale, ma la Germania non vuole, a causa di quella che Vincenzo Comito (v. il suo articolo sull’ultimo numero di Sbilanciamoci) definisce ostinazione, ma che – ho eccepito – più propriamente può essere chiamata arroganza fino all’ottusità. Egli, nella chiusa, scrive: “Apparentemente non resta quindi che rassegnarsi ad un lento ulteriore declino economico dei nostri paesi, in attesa almeno che l’aggravarsi della situazione induca qualcuno a più miti consigli”.
Ma è una conclusione, a mio giudizio, inaccettabile.
E’ Draghi il primo responsabile del perdurare della depressione economica italiana. Il Consiglio direttivo della BCE, costituito in gran parte dai governatori delle banche centrali dell’Eurozona, cioè da funzionari pubblici pagati lautamente dalla collettività europea, per ubbidire al veto della egemone Germania, sta disattendendo il suo statuto (art. 2) e sta mancando entrambi gli obiettivi, sia quello principale di tenere l’inflazione poco sotto il 2%, sia quello subordinato (fu deciso che fosse tale per imposizione della Germania) di “sostenere la crescita economica e un elevato livello dell’occupazione”. Con gravi conseguenze sulla vita e il benessere della collettività al cui servizio (teoricamente) essi operano. Il re è nudo, ma (quasi) nessuno fiata contro il potente sovrano monetario (la BCE) e si guarda bene dal menare scandalo per la sua condotta giuridicamente omissiva e moralmente criminosa.
E’ (quasi) vano sperare nella resipiscenza della Germania. Per uscire dall’impasse, ribadisco, l’unica strada è presentare una denuncia collettiva alla Corte di Giustizia Europea contro la BCE (art. 35), dopo aver sollecitato un pronunciamento politico al Parlamento Europeo.


QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
E’ falso – come molti affermano – che lo statuto della BCE vieti l’acquisto di titoli di Stato. Questo divieto (art. 21 dello Statuto) è limitato al mercato primario, esattamente come per la FED, che NON può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro, ma soltanto sul “mercato aperto” (open market) (cfr. allegato in fondo).
L’art. 21 dello statuto della BCE, infatti, così recita: “21.1. Conformemente all’articolo 123 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.”

Per uscire dal pantano (recessione – che colpisce tutti, tranne la Germania, anche se… – e deflazione, che avvantaggia i Paesi creditori – Germania e satelliti), la BCE deve acquistare titoli di Stato, ma la Germania non vuole e la BCE ubbidisce, violando il suo statuto (artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza).
Anche la BCE è obbligata statutariamente a: a) controllare l’inflazione che deve essere “sotto il 2%, ma vicino” (ed ora è prossima allo zero ed in alcuni Paesi sotto zero); e b) “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione” (tra cui un elevato livello di occupazione). In condizioni normali, la BCE NON ha gli stessi poteri della FED, i cui 4 obiettivi sono sullo stesso piano ed al primo posto è menzionata la piena occupazione; ATTUALMENTE, invece, i poteri sono gli stessi, perché la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, in deflazione è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo – “crescita economica e un elevato livello dell’occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2% (cfr “Allegato alla petizione al Parlamento Europeo: la BCE non rispetta il suo statuto”).
La BCE dovrebbe varare un QE (senza sterilizzazione) per almeno 3.000 mld per tutta l’Eurozona. La base di ripartizione dei 3.000 mld potrebbe essere: a) o unica: il PIL; oppure, meglio, b) multipla: ad esempio, metà in base al Pil e metà in base all’eccedenza rispetto al limite del 60% debito/Pil), quindi all’Italia andrebbe il 20-25% del QE (3.000×0,25=750mld), che è la stessissima cosa che acquistare, selettivamente, 750 mld di titoli italiani, per alleviare sensibilmente la spesa per interessi passivi e liberare così risorse congrue per varare un’adeguata politica fiscale per la crescita economica e dell’occupazione.

La FED acquista sul mercato aperto (mercato secondario) titoli a bassissimo interesse e a lunga scadenza di solito subito dopo l’emissione, attraverso i “dealer”. E’ chiaro che la BCE dovrebbe fare la stessa cosa “mascherata”, anche noi abbiamo i “dealer”, per l’Italia, ad esempio, sono una ventina: cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank), due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), due banche britanniche (Barclays e Royal Bank of Scotland), tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena), e quattro banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas, Societe Generale, HSBC).
PS:
Allegato
1 – Motivazioni della petizione
2 – Statuto BCE
3 – Obiettivo inflazione sotto 2%, ma vicino
4 – Federal Reserve Act (e divieto acquisto diretto titoli Tesoro USA)
5 – Trattato di Lisbona
6 – Trattato di Maastricht

“Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto”
(cerca con Google).[2]


@vincesko: putroppo l’interpretazione della Bundesbank è che qualsiasi intervento sui titoli di stato che vada oltre le normali operazioni di mercato aperto è un finanziamento monetario e addirittura (so che la cosa può destare ilarità) un trasferimento fiscale mascherato. Ora la Corte dovrà sciogliere il nodo, vedremo.

So bene che per la forza oggettiva, il fascino del più forte, la capacità di alleanze e, non ultimo, la passività e la disunione degli altri, il peso della Germania è diventato predominante, ma mi permetto di eccepire che Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, vale 1/24 del Consiglio direttivo della BCE.
Il nodo è quello del ricorso dell’arrogante Corte Cost. tedesca, nulla impedisce, anzi sarebbe molto opportuno, aggiungere un ricorso collettivo dei cittadini.


Se togli Draghi chi preferisci? Katainen? Junker? Schauble? Hai solo l’imbarazzo della scelta…a parte questo piccolo particolare se pensi che la corte di giustizia europea sia un’istituzione migliore della Bce, si vede che non conosci né la Bce, né la corte di giustizia…sono d’accordo con chi afferma che occorre rassegnarsi al declino e sperare che lo stesso declino ci fornisca la soluzione, in fondo la Grande Germania non sta facendo altro che limitare i suoi mercati europei e trasformare i suoi clienti in suoi competitor, prima o poi se ne renderanno conto. Prepararsi al peggio e sperare per il meglio, in fondo, è meglio che lottare contro i mulini a vento, col rischio nel caso specifico, che una pala del mulino ti finisce anche in testa…

Commento strampalato, intriso di pessimismo rinunciatario.
1. Prescindendo dal piccolo particolare che Draghi – al di là delle dichiarazioni – è prono alla Germania e fa in concreto solo quel che dice e farebbe Schaeuble, scelgo Tsipras.
2. Io sono abituato a valutare i fatti ed a seguire la logica: la BCE sta oggettivamente violando il suo statuto e quindi è fuorilegge, con gravi conseguenze su milioni di persone, e la posso perciò giudicare molto negativamente; la Corte di Giustizia – salvo prova contraria valida – finora no; se e quando lo sarà, fuorilegge, la giudicherò altrettanto negativamente.
3. Io aborro il pessimismo cosmico e la sterile lamentela; in questo caso, ritengo doveroso applicare la massima: fai quel che devi, accada quel che può; anche perché “cave peiora”, ma peggio di così è difficile; e, infine, perché soltanto l’arrogante Corte Cost. tedesca può ricorrere alla Corte di giustizia?


L’unica cosa strampalata è fare causa al meno peggio delle alternative che ci sono, tsipras non conta una beata fava in Grecia, figuriamoci in Europa…Draghi è un nostro alleato non un nemico solo uno sprovveduto non se ne accorge, la Germania è ricorsa alla corte di giustizia Europea proprio contro Draghi, il nemico di un mio nemico è mio amico, ovvio che la sua strategia è fare delle concessioni alla Germania, mica si puo’ mettere apertamente contro i tedeschi, sarebbe impallinato ad alzo zero in un minuto secondo, e lui non è mica uno tsipras qualunque, è uno che di tattica e strategia qualcosa ci capisce…sottotraccia però Draghi cerca di fare il suo, supplendo persino alle mancanze politiche di Francia e Italia. Se non fosse stato per l’omt, invenzione di Draghi, l’Italia avrebbe già fatto default da tempo, è Draghi che insiste per i Qe, che cerca soluzioni e forse l’ha anche trovata una per comprare titoli di stato in una maniera accettabile per la Germania, notizia di ieri,ti aggiorno. E tu vorresti fargli causa? Per cosa , per farti pubblicita’? Hai intenzione di candidarti alle prossime tornate elettorali? Di professorucoli in cerca di visibilità l’Italia è piena di visibilità l’Italia è piena oggi come oggi, sorry.

Il tuo è un bla bla bla isterico da saputello, che odia i fatti e la logica e non sa neppure incolonnare i commenti… Draghi è statutariamente fuorilegge: questo è un fatto! Finora la BCE ha solo fatto la metà della metà del suo dovere: questo è un fatto! Nessuno, neppure un saputello come te può dimostrare che un eventuale sostituto farebbe meno: questo – come dire? – è un fatto logico! La scelta di Tsipras (1° in Grecia secondo i sondaggi, fonte: La Stampa di 4 gg fa), visto che non l’hai capito (ti piacciono i mulini a vento immaginari, vero? perciò me l’hai attribuito prima), esprime solo una preferenza personale, per consentaneità di vedute sullo strapotere del potere finanziario in Europa, da regolare: questo è un fatto! Dov’è la prova che la Corte di giustizia sia fuorilegge come la BCE? L’hai detto solo per dare aria alla bocca e fare fumo per ammannirci le tue tesi strampalate? Anche quella del professorucolo in cerca di pubblicità te la potevi risparmiare, è un altro chiaro indizio di proiezione. Stai calmo e non scoprirti troppo.

Siamo a rischio deflazione, e occorrono politiche di stimolo della domanda. Ok.
Però, un dubbio è legittimo. Non è la stessa cosa che ha provato a fare il Giappone?
Politiche di defici spending e stimolo alla domanda da decenni. Hanno risolto il problema? A me non sembra.
Non sono anti-keynesiano a prescindere, come molti bimbiminkia liberaloidi, ma mi piacerebbe avere delle delucidazioni dai keynesiani.
Grazie.

In questo articolo è spiegato perché:
“L’Abenomics è stata davvero un flop? Parola ad accusa e difesa. E un primo verdetto”
di Stefano Carrer
19-11-2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-18/processo-all-abenomics-effetti-sull-economia-193619.shtml


A parte che il Giappone non se la passa peggio di noi.
BISOGNA AUMENTARE I SALARI.
Questo Abe non lo ha fatto. Ecco il suo fallimento.


Prima di Abe il Giappone, cultura mercantilista per antonomasia, vatti a vedere il saldo del conto corrente con l’estero, positivo per 30 anni consecutivi, i tedeschi da questo punto di vista stanno ai giapponesi come i portoghesi ai tedeschi…ha cercato in tutti i modi di mantenere la sua competitività, pur avendo Korea, Cina e Indonesia a un tiro di schioppo…in questo sforzo impossibile hanno però pensato a mantenere alta la domanda interna, per non fare la fine della Grecia e di tutta l’Europa se continueremo cosi’…risultato: deficit e debito pubblico alle stelle…adesso con Abe il debito se lo stanno ricomprando, in sostanza gran parte del debito pubblico giapponese non esiste piu’…vogliono cercare di aumentare l’inflazione e convincere cosi’ i giapponesi a spendere, per far questo pero’ han commesso l’errore di aumentare l’Iva, manovra recessiva…ad ogni modo il Giappone ha il record della disoccupazione più bassa del mondo, debito sempre più nella pancia della banca centrale e cmq a tassi piu’ bassi del mondo, moneta riserva valutaria internazionale e inflazione in ripresa…per un isolotto stracolmo di gente non mi sembrano risultati da buttar via…la bilancia commerciale e’ in declino è vero, ma questa è una brutta notizia solo per i paesi mercantilisti, ma una ottima notizia per chi di Macroeconomia qualcosa né capisce: non possiamo essere tutti esportatori netti, se qualcuno vende, c’è bisogno che qualcun altro compri…è bene che a comprare siano le nazioni più ricche e con le monete più forti…

[1] Dialogo n. 1 tra gio.d e me su Draghi senza più armi

[2] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto


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giovedì 20 ottobre 2016

Dialogo n. 1 tra gio.d e me su Draghi senza più armi


Poiché può essere utile ogni tanto rivolgere lo sguardo all’indietro, riporto questo lungo dialogo tra gio.d e me, svoltosi nel mese di settembre 2014, sui poteri della BCE, il vero ganglio dell’attuale assetto oligarchico-burocratico UE, in calce a questo articolo.
Draghi senza più armi
Pubblicato da keynesblog il 17 settembre 2014
Antonio Lettieri da Eguaglianza e Libertà
Erano tempi ancora molto difficili a causa dell’inerzia della Banca centrale europea, che da più parti veniva sollecitata ad implementare una politica monetaria espansiva, da accompagnare con una politica fiscale altrettanto espansiva da parte degli Stati.
Nel mese di gennaio 2015, il Consiglio direttivo della BCE finalmente vince al suo interno le forti resistenze della Germania e decide di varare, a partire da marzo, il quantitative easing, cioè l’acquisto di attività, tra cui titoli di Stato.
Purtroppo, gli Stati dell’UE, succubi del predominio tedesco, non la seguono sulla stessa strada, in particolare l’Italia, il cui presidente del Consiglio Renzi a parole dichiara guerra all’austerità, ma nei fatti, sotto il controllo occhiuto della Commissione europea, continua a perseguire una politica di bilancio restrittiva. L’inerzia degli Stati depotenzia fortemente gli effetti del QE, che non riesce neppure a far risalire il tasso d’inflazione. Per cui, ironia della sorte, anche oggi, ma stavolta forse a ragione, si parla di BCE senza più armi. Ed il cerchio si chiude.
N.B.: Sbilanciamoci, in occasione della ristrutturazione del suo sito, ha cancellato quasi tutti i miei commenti scomodi.


Da almeno 2 anni, mi tocca riscontrare, anche in ambito accademico (!!), un’ignoranza dei poteri della BCE. Un mese fa, ho lanciato un Quesito-proposta di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto (art. 2) e dei trattati UE (l’ho fatto anche qui, v. “John Maynard Giavazzi (o quasi)” e poi “Uscire dall’euro o “uscire” da questa BCE?”, v. anche il precedente post di questo blog “Siamo tutti keynesiani?”). Ho dovuto purtroppo registrare un riscontro quasi nullo. Come piccola soddisfazione, noto ora con piacere che Antonio Lettieri ha preso atto del mio, evidentemente, utile commento a questo stesso suo articolo, pubblicato su Sbilanciamoci, che l’ha determinato a cancellare una sua erronea affermazione (cfr. punto 3, quarto capoverso), concernente i poteri della BCE. Riporto l’incipit del mio commento e, per non ripetermi, il link all’articolo di Sbilanciamoci:
Tutto giusto e condivisibile, tranne un punto dirimente.
Citazione: “Dunque, la politica monetaria sembra svolgere, sia pure in ritardo e con i limiti statutari e della sorda opposizione della Bundesbank, il proprio ruolo”.
Antonio Lettieri lo ha mai letto attentamente lo statuto della BCE? […]
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Moneta-morbida-lavoro-duro-26135 .(Link sostituito da: http://old.sbilanciamoci.info/Newsletter/Newsletter-n.357-13-settembre-2014/Moneta-morbida-lavoro-duro-26146.html, commenti cancellati).


Temo che il problema non sia tecnico, ovvero capire cosa puo’ e non può fare la Bce, ma politico, cioè di politica economica….se siamo tutti impegnati a vendere e a tenere i conti in ordine la banca centrale in quale modo ci può aiutare? Comprando debito estero per affossare il cambio? Quindi sempre al modello cinese si finisce…noi dovremmo sostenere l’export cinese e degli altri paesi in via di sviluppo, come fanno gli Usa, Uk e probabilmente anche il Giappone in un futuro molto prossimo, non competere con loro…se tutti vendono chi è che compra? La regola non scritta è chi ha moneta forte compra, gli altri vendono…finirà molto male

Mi meraviglio che tu dica questo, se hai letto i miei commenti precedenti.
1. Che il problema sia politico è evidente, direi ovvio.
2. Ma è ovvio solo a 2 condizioni: a) che anche Draghi (anzi, la sua metà buona – il buono Dottor Jekyll -, ché l’altra metà – il cattivo Signor Hyde – è prona al veto, appunto politico, della Germania) diventi, tecnicamente, keynesiano e prevalga – cosa (quasi) impossibile nella schizofrenia – sulla metà cattiva; e b) che si sgombri interamente – interamente! – il campo dall’asserito impedimento statutario, che è l’alibi perfetto – alimentato dall’ignoranza quasi universale (!!) dei suoi poteri – per l’inerzia della BCE. Cioè occorre che qualcuno dica e dimostri che il re è nudo. E’ incredibile – ma piacevole per me, poiché uno dei fondamenti della mia educazione è stata la famosa fiaba di Andersen de “I vestiti nuovi dell’imperatore”, più nota, appunto, come “Il re è nudo” – che stia toccando a me svolgere il ruolo del bambino che svela l’inganno (anche se credo che, nel mare magno del web, ve ne siano molti altri). Ma siccome è certo che questo non sia sufficiente a superare il veto politico della egoista ed egemone Germania, che non lo farà mai con le buone, l’unico modo per uscire dall’impasse ed evitare la probabile implosione dell’Euro (e poi forse dell’UE) è o minacciare di uscire dall’Euro o denunciare la Bce alla Corte di Giustizia Europea per flagrante violazione del suo statuto (art. 2).
3. Detto questo, che cosa debba fare la BCE (cioè il suo Consiglio Direttivo, formato da Draghi e dai 18 governatori dell’Eurozona) l’ho già scritto: QE e acquisto della parte di debito pubblico eccedente il 60% del Pil di tutti i 18 Paesi EUZ, attraverso titoli nuovi a lunga scadenza e a tasso zero o quasi, alleviando così sensibilmente la spesa degli interessi passivi, il cui risparmio va destinato alla crescita. In tal caso, si deve lasciare l’obbligo del pareggio di bilancio e cedere sovranità all’UE per il controllo preventivo e successivo del bilancio pubblico e delle variabili sottostanti, prevedendo, per un certo periodo, sanzioni non soltanto pecuniarie ma anche politiche (decadenza-rimozione dei responsabili). In alternativa, c’è soltanto che l’UE vari gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), che mobilitano un ammontare complessivo di 3.000 mld (all’Italia spetterebbe il 17,9%, pari alla sua quota nella BCE). Siamo in guerra, anche se solo economica, che durerà a lungo, ed occorre un cambiamento radicale di mentalità e di soluzioni. Allora, à la guerre comme à la guerre.

Nessuna struttura pubblica è mai indipendente dal potere politico, anche se nel suo statuto è scritto a caratteri cubitali, hanno scritto a caratteri cubitali una idiozia banalmente…l’unico modo per rendere una struttura pubblica indipendente è renderla elettiva, cioe’ creare un’altra struttura politica e dotarla di autonomia finanziaria…chi mette i dipendenti pubblici della Bce al loro posto infatti? Il potere politico, chi decide di rimuoverli o cambiarli? Il potere politico…le banche centrali sono espressione della politica del governo, e ti dico di più: è un bene che sia così, se non fosse così le nostre democrazie sarebbero zoppe, perché in caso contrario ci sarebbe un organo istituzionale dotato di amplissimi poteri del tutto autoreferenziale…

Vedo che tu – recidivo – ami le affermazioni ovvie (“Nessuna struttura pubblica è mai indipendente dal potere politico”), ma che, se le sottoponi a verifica e neanche tanto approfondita, lo sono – ovvie – a certe condizioni: nel caso della BCE, che a) la maggioranza dei membri del Consiglio direttivo esegua fedelmente i desiderata (poiché tali sono) del potere politico; b) rinunciando alla sua indipendenza sancita dalla legge, a partire dal momento stesso in cui il potere politico li ha nominati, c) sia disposta – per soddisfare quei desiderata – a disapplicare lo statuto, che, bada bene, contiene regole fissate nei trattati UE dal potere politico (ma in cui vige la regola dell’unanimità); d) assuma che per potere politico s’intenda, non l’unanimità dei Paesi EUZ, ma la Germania e satelliti, poiché i Piigs hanno altri desiderata.
Tu giustamente obietterai: non è quello che sta succedendo? Ed allora io ti porrei l’obiezione fondamentale in uno Stato (o Unione di Stati) di diritto, che è la seguente: che la ‘moral suasion’ (da te definita impropriamente dipendenza, senza virgolette) esercitata indebitamente dal potere politico minoritario ed egemone sulla BCE svanirebbe come neve al sole nel caso in cui si denunciasse la BCE all’unica Autorità ad essa sovraordinata: la Corte di Giustizia Europea, per flagrante violazione del suo statuto e dei trattati UE. Perché anche per i misfatti della BCE c’è un giudice a Berlino.
Ma già prevedo la tua affermazione “ovvia”: che anche la Corte di Giustizia Europea non è indipendente dal potere politico… O in questo caso ti arrenderesti? E, anziché continuare a fare affermazioni ovvie all’infinito, decideresti di dare una mano – se non altro diffondendo nel web la mia proposta – a realizzare quel che ora appare come l’unica via d’uscita rapida dal pantano in cui ci troviamo?


Sono convinto che anche il qe di cui parli tu (che comunque non verrà mai effettuato in un’Europa come questa qui, al massimo ripeto la Bce comprerà titoli di stato esteri non europei) non servirebbe a politiche fiscali invariate…occorre fare deficit, ampi e prolungati, li deve fare soprattutto la Germania, occorre smettere per 20 anni almeno di fare saldi commerciali positivi, lo deve fare soprattutto la Germania, questa è la precondizione necessaria e non sufficiente per uscire da questo enorme casino…poi la Bce può essere utile senzaltro, anzi essenziale, perché se fai deficit devi monetizzarlo, allora ha senso il tuo qe, ma da sola non puo’ decidere la politica economica e il modello di sviluppo del continente, non è che il re è nudo, il re non fa il suo dovere e il suo stato maggiore non puo’ prendere le decisioni al posto suo…

Sono d’accordo, tanto è vero che l’ho scritto pure qui 3 settimane fa, ma non pretendo che tu lo rammenti, anche se hai partecipato alla discussione; né si può scrivere ogni volta tutto, ripetendosi.
Il re è nudo ovviamente era riferito alla BCE.
Lo Stato maggiore è indipendente dai politici ed ha come riferimento esclusivamente il proprio statuto e la propria coscienza di funzionari pubblici lautamente pagati dalla collettività europea al cui servizio (teoricamente) essi operano.

vincesko 27 agosto 2014 alle 15:57
1. La BCE, nell’attuale struttura monca dell’assetto UE, è il vero ganglio del sistema, dire che non è ‘la’ causa dei problemi è vero, ma sicuramente è una delle concause, attualmente la principale, sia per quello che fa (continuare a suggerire l’austerità), sia per quello che non fa, violando il suo stesso statuto (art. 2).
2. La proposta di aumentare il credito è uno dei provvedimenti necessari, ma non sufficienti; occorre integrarlo con una politica fiscale, ma per attuarla è indispensabile, visti i vincoli UE, che la BCE dia i soldi –molti soldi – agli Stati, poiché solo lei ha i soldi, ad esempio per comprare il loro debito e alleviare la spesa per interessi, destinandone il risparmio alla crescita economica e dell’occupazione. In alternativa, in Italia, c’è il varo di una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; ovvero, in UE, il varo degli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio): fondo di 1,000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici, per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione.
vincesko 27 agosto 2014 alle 15:57
1. La BCE, nell’attuale struttura monca dell’assetto UE, è il vero ganglio del sistema, dire che non è ‘la’ causa dei problemi è vero, ma sicuramente è una delle concause, attualmente la principale, sia per quello che fa (continuare a suggerire l’austerità), sia per quello che non fa, violando il suo stesso statuto (art. 2).
2. La proposta di aumentare il credito è uno dei provvedimenti necessari, ma non sufficienti; occorre integrarlo con una politica fiscale, ma per attuarla è indispensabile, visti i vincoli UE, che la BCE dia i soldi –molti soldi – agli Stati, poiché solo lei ha i soldi, ad esempio per comprare il loro debito e alleviare la spesa per interessi, destinandone il risparmio alla crescita economica e dell’occupazione. In alternativa, in Italia, c’è il varo di una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; ovvero, in UE, il varo degli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio): fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici, per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione.

Non avertene a male non c’è vis polemica nei miei interventi, cerco solo, come è mio costume di ragionare sulle cose…allora io dico semplicemente che prendersela con la Bce, con questa Bce a guida Draghi che è bene ricordarlo, è migliore 100 volte di quella precedente e tutto lascia presagire di una qualunque Bce a guida non-Draghi, è un errore strategico fatale in una guerra, visto che e’ così che hai detto la consideri tu.
È alquanto evidente che Draghi cerca di destreggiarsi tra mille difficoltà per tenere a bada un board recalcitrante, pieni di nemici veri non del sud-Europa bada bene, ma di tutta l’Europa, visto che la visione credo comune ad entrambi è che questa sorta di neoideologia calvinista-mercantilista, porterà allo sfacelo l’Europa intera…se non fosse stato per Draghi noi la guerra l’avremmo già abbondantemente persa, ora tu cosa vorresti fare? Denunciarlo? E perche’ di grazia? Perché non rispetta un codicillo del suo statuto? Uno statuto che cerca di garantire per legge l’impossibile, cioe’ che la banca centrale è indipendente dal potere politico? Scrive Casanova nella sua histoire, un libro che solo pochi riescono a cogliere per quel che è, vale a dire un ottimo manuale di filosofia, specie politica ed economica, scrive dicevo che solo un legislatore stupido fa una legge che non e’ possibile osservare! Per come la vedo io quindi, come strategia di “guerra” è molto piu’ utile denunciare al tribunale della stupidità coloro che hanno impostato l’unione europea su queste basi ridicole e con queste regole demenziali, dimostrandone appunto la loro demenzialita’ e mostrandone apertamente i danni che hanno già arrecato e quelli che produrranno in futuro. Dopodiché come in ogni guerra che si rispetti cercherei alleati, ce n’è uno in particolare dall’altra parte dell’Oceano bello grosso, che ci ha già aiutato parecchio in un’altra guerra mezzo secolo fa, guarda caso proprio contro dei nemici che popolavano la medesima regione dei nemici di oggi, strana la vita a volte eh? Credo che non vedrebbero l’ora di aiutarci ancora…


1. Gioco dell’oca.
E’ che a te – mi pare – piace il gioco dell’oca: un passo avanti e uno indietro, purché si resti alla casella di partenza. A me no. Ma non c’è problema.
Anche in quest’ultimo commento, tu fai un’obiezione sensata (se si denunciasse la BCE, ci sarebbero conseguenze sulla stessa), ma la “sporchi”, prima cambiando l’oggetto della denuncia (Draghi e non la BCE), poi ne trai conseguenze arbitrarie o almeno non automatiche (le dimissioni o forse addirittura la rimozione di Draghi) e pessimistiche (al suo posto arriverà uno peggiore). Certamente, un’eventuale pronuncia della Corte di Giustizia Europea sfavorevole alla BCE produrrebbe degli effetti seri, ma non necessariamente quelli che tu paventi. Sarebbe come affermare che ogni qual volta la Corte di Giustizia Europea sanziona l’Italia (è già successo decine. forse centinaia di volte) il governo o il ministro competente si dimette. Non è mai successo.

2. Guerra.
Intanto, preciso che quando parlo di guerra non mi riferisco alla BCE ma alla competizione-trasformazione epocale economica planetaria, che è la causa prima dell’attuale depressione economica italiana.
Per me, il quadro delle determinanti è questo: Si tratta di una crisi economica frutto in primo luogo, appunto, della trasformazione epocale planetaria in corso già da un decennio, che sta rivoluzionando la distribuzione della produzione, della ricchezza e del benessere consolidatasi negli ultimi 250 anni (a metà del 1700, il Paese più ricco al mondo era la Cina e uno dei più ricchi l’Indostan).
In secondo luogo, la crisi è esacerbata nell’Eurozona dall’assetto monco dell’UE, dell’Euro e della BCE, che non contempla i necessari correttivi degli squilibri tra i Paesi che hanno in comune la moneta, ma strutture economiche disomogenee.
Ed, in terzo luogo, dall’egoismo della egemone Germania (e suoi satelliti), che trae tutti i vantaggi da questo assetto monco e non intende rinunciarvi.
Osservo, infine, che, per quanto riguarda in particolare la situazione italiana, anche professori di Economia (da ultimo, 3 giorni fa Francesco Daveri sul “Corriere della Sera”, cfr. “Malati d’Europa e sorvegliati speciali”) danno la colpa a Monti e ignorano o fanno finta di ignorare che la vera causa dell’attuale recessione (oltre ad altre cause preesistenti) sono le sesquipedali ed inique manovre correttive varate dal governo Berlusconi-Tremonti nella scorsa legislatura (valore cumulato di 267 mld, contro i 63 mld di Monti), ma le cui misure permanenti dispiegano tuttora i loro effetti.

3. Soluzioni.
USA. Ora, in questo quadro piuttosto complicato, tu sostieni che la soluzione non debba essere quella “interna” di denunciare la BCE, che è – rammento – solo un’extrema ratio, ma che appare come l’unica via d’uscita dal pantano, perché, pur essendo venute meno le basi teoriche della politica di austerità propugnate dalla corrente mainstream e applicate ai Paesi in crisi economica negli ultimi decenni prima dal solo FMI ed ora dalla troika (FMI, UE e BCE), ed abbandonate anche da famosi neo-liberisti che le propugnavano (Giavazzi, Tabellini, Zingales, Alesina, Guiso), i quali chiedono ora un intervento pubblico, sia al governo italiano, sia alla BCE, gli organismi internazionali ciurlano nel manico e sono renitenti a cambiare la terapia (non più tardi di pochi giorni fa, al summit UE a Milano, hanno detto esplicitamente che non possono allentare i cordoni della borsa perché se no gli Stati frenerebbero gli sforzi di risanamento; ma sostieni, dicevo, che debba essere quella “esterna” di chiedere un intervento degli USA. Ma mi è facilissimo eccepire che gli USA lo stanno chiedendo da 5 anni alla Germania di cambiare politica economica, ma invano. A dimostrazione di ciò, riporto quanto l’ex Segretario al Tesoro USA ha scritto nel suo libro, che ha avuto molta eco sui media italiani, poiché vi si parla anche del supposto complotto per far cadere Berlusconi:
“L’ex ministro Usa: funzionari europei ci proposero di far cadere Silvio”
Nell’estate del 2011la situazione era peggiorata, però «la cancelliera Merkel insisteva sul fatto che il libretto degli assegni della Germania era chiuso», anche perché «non le piaceva come i ricettori dell’assistenza europea – Spagna, Italia e Grecia -stavano facendo marcia indietro sulle riforme promesse». (cfr. il mio post “Analisi parziale del complotto contro Berlusconi”).
In esso, Geitner rivela anche il suo lavoro di persuasione su Draghi perché facesse, insieme, quel che serviva per uscire dalla crisi economica. Draghi qualcosa, infatti, fece, ma fu tantissimo come mere dichiarazioni, rivelatesi determinanti a spegnere l’incendio dello spread, troppo poco come misure effettive anti-crisi.
Referendum. Infine, osservo che anche gli economisti italiani, visti vani gli appelli, i libri, gli innumerevoli articoli scritti per convincere il potere politico a cambiare rotta, hanno deciso intelligentemente di indire il referendum contro l’austerità, pur consapevoli che si tratta di un atto simbolico (verrebbero abrogate soltanto le parti peggiorative degli stessi obblighi UE, decise dal governo Monti), ma che ciononostante potrebbe rivelarsi, se non decisivo, almeno molto più produttivo di effetti concreti positivi. .
Conclusione.
Per concludere, ripeto ciò che ho già scritto qui in calce a “John Maynard Giavazzi (o quasi)”:
Dato l’evidente, enorme squilibrio delle forze e degli interessi contrapposti, io sommessamente penso che occorra seguire l’esempio dei vecchi socialisti e sindacalisti a cavallo tra l’800 e il ‘900 (fino ad allora le leggi e l’apparato poliziesco venivano usati esclusivamente dai padroni contro i lavoratori): UTILIZZARE AL MEGLIO LE LEGGI E GLI ORGANI DEPUTATI A FARLE RISPETTARE.
Quindi, da una parte, occorre contare ed appoggiarsi il più possibile sull’unico organo europeo, pur con i suoi limiti decisionali, davvero democratico: il Parlamento Europeo. Dall’altra, attaccare e stanare il ganglio vitale: la BCE. Perciò sto proponendo di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto e dei trattati UE.
https://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#comment-22499

PS: Attenzione, per incolonnare correttamente le risposte, basta cliccare sul riquadro “Rispondi” presente nella e-mail di segnalazione del commento.

Premessa: scrivo dal cellulare, non ricevo alcuna mail né trovo l’opzione rispondi su tutti i commenti.
Cercando di essere più schematico e conciso possibile:
1. Non è che a me piace il gioco dell’oca, sono le soluzioni estemporanee che inevitabilmente giungono ad un punto morto;
2. Guerra: occorre intendersi chi sono i nemici, che risultati si vogliono raggiungere e qual è la strategia migliore da mwttere in campo per ottenerli, se no si corre il rischio di impallinare i tuoi incursori avanzati nelle file nemiche; allora la guerra la dobbiamo fare ad un certo modo di intendere la macroeconomia e la globalizzazione più in generale, che ci porterà allo sfacelo sociale e a tensioni geopolitiche sempre più forti. La Bce è uno strumento al servizio della politica, tecnicamente indipendente ma de facto asservita al pensiero dominante, è scontato che sia così, e’ ripeto corretto che sia così, altrimenti avremmo un organismo autoreferenziale che decide buona parte della politica economica di un continente; è poi inutile cercare di modificare lo strumento senza modificare le intenzioni di chi adopera lo stesso, e d’altra parte se vinciamo la nostra guerra, cioè riusciamo a cambiare le vision strategiche dei policy makers europei, a quel punto lo strumento sarà adoperato nel modo opportuno; la guerra dunque non è una crociata santa contro la globalizzazione, che è un fatto ineluttabile e tutto sommato anche positivo, se siamo autenticamente solidali e promotori dell’uguaglianza dei diritti, impossibile da ottenere senza una più compiuta uguaglianza economica globale, ma dei modi con i quali la globalizzazione stessa va gestita, che non è certo questa folle idea di competere tutti contro tutti in una perenne lotta all’ultimo sangue.
3. Sottovalutiamo sempre troppo l’enorme potenziale di moral suation del mondo anglosassone nei confronti del resto del mondo…soprattutto nei confronti di una nazione per la quale il mondo anglosassone rappresenta il miglior cliente, del resto è curioso come lei stimi significativi i referendum sul nulla e le denunce più o meno a casaccio e sottovaluti invece il potere coercitivo di una eventuale strategia comune, politica e diplomatica, ma in seguito anche economica di Usa, uk, Francia, italia, spagna, nei confronti di una parte tedesca…


Premessa: E’ sufficiente cliccare sul primo “Rispondi” che trovi scorrendo verso l’alto. Le e-mail di segnalazione di un nuovo commento pervengono solo a chi ha ‘postato’ commenti in precedenza. (in calce a un determinato ‘post’).
1. Anche con quelle non estemporanee.
2. Guerra. Non bisogna complicare le cose semplici. Io di solito, quando affronto un problema complesso cerco di dividerlo in parti più semplici senza perdere di vista le interrelazioni. Sono d’accordo con te che la globalizzazione può essere un’opportunità, ma il gioco dev’essere equo. Ed ora non lo è. E’ nemico chi non rispetta questo principio, Può essere la Cina, ma può essere anche la Germania o la BCE.
3. Premesso che io non disdegno l’aiuto di nessuno, né tanto meno di una potenza come gli Usa, ti ho dimostrato che finora la pressione USA sulla Germania è stata del tutto inefficace. Nella scorsa puntata di “Ballarò”, Prodi ha detto 3 cose importanti: a) che il sistema UE nelle intenzioni originarie dei leader doveva essere completato passo passo, b) che ora è incompleto e c) perché manca una vera leadership e non va bene che sia la Germania da sola (non c’è più neppure la diarchia con la Francia) a comandare. Che si fa, si continua ad aspettare che l’intervento USA sortisca qualche effetto o si sperimenta qualche altra strada per evitare che la barca affondi? Anche i popoli, non soltanto gli individui, hanno una psicologia. Primo Levi scrive (ne ‘La Tregua’) che i Tedeschi sono arroganti. Dostoevskij scrive (‘Memorie dalla casa dei morti’): “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. L’arroganza dei Tedeschi rasenta l’ottusità, ma ovviamente c’è anche un calcolo egoistico da ‘bottegai’: l’attuale UE li favorisce ed essi inclinano irresistibilmente a prendere solo i vantaggi e non ad assumersi anche gli oneri di Paese leader. E’ vano e/o ci vuole troppo tempo (per) convincere i Tedeschi; qualcuno arriva ad affermare che essi sono talmente arroganti e ottusi che non cambieranno neppure quando ci smeneranno anche loro (come in parte sta già succedendo). Nessuno convincerà la Germania, allora cerchiamo un’altra opzione. Io l’ho individuata nella denuncia della BCE; non sono un esperto, ma ritengo che anche un gruppo di cittadini, o forse persino uno solo, possa presentare un esposto-denuncia contro la BCE alla Corte di Giustizia Europea. Chissà, forse “chianci-piero” l’ha già fatto e ce lo tiene nascosto (v. discussione in https://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#more-5701 ).
Tu, intanto, elabora la tua strategia meditata, realizzala e facci sapere. Auguri.


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UE, che fare contro e con le regole europee

Renzi’s ‘Anti-Austerity’ Charade And The Truth About Italy’s Deficit
by Thomas Fazi on 6 October 2016

Ne riporto l'ultima parte:
"Tornando alla più recente legge finanziaria in Italia: la sua natura restrittiva è confermata dalla crescita stimata dell'avanzo primario, 1,5-1,7 per cento nel 2017. Questo è destinato a deprimere ulteriormente l'economia italiana, come il governo sa perfettamente. Niente meno che il ministro delle finanze del paese, Pier Carlo Padoan, ha riconosciuto in una recente intervista con il quotidiano Il Messaggero che 'la riduzione della spesa pubblica in Italia ha portato a tassi di crescita inferiori rispetto ad altri paesi'. Quel che è peggio, però, è il fatto che questa ulteriore stretta fiscale avrà luogo nonostante una riduzione stimata della spesa per interessi del paese nel periodo 2015-2017 di circa il 2 per cento del PIL , grazie alle politiche di ultra-bassi tassi di interesse della BCE. Questo per quanto riguarda lo 'spazio fiscale' che il QE avrebbe dovuto liberare per i governi; nella migliore delle ipotesi si potrebbe sostenere che l'austerità sarebbe stata ancora maggiore senza di essa.
Ma questo ultimo sviluppo non dovrebbe essere una sorpresa. Nonostante la roboante retorica anti-austerità del primo ministro, la verità è che da quando è arrivato al potere il saldo primario in Italia è stato in costante aumento e il bilancio complessivo in costante diminuzione. Qualcosa che la performance economica disastrosa del Paese negli ultimi anni mostra fin troppo bene.
Pertanto si può concludere che: (a) Renzi non ha mai avuto alcuna intenzione di sfidare seriamente l'austerità, che fa di lui il più inaffidabile venditore di fumo dopo Berlusconi; o (b) la sua idea di sfidare l'austerità è denunciare costantemente le regole, mentre dice di essere l'unico governo in Europa a seguirle, forse in un tentativo perverso di dimostrare la loro inutilità commettendo harakiri economico. In entrambi i casi, l'Italia è saldamente in corsa per un secondo decennio perduto a causa delle politiche affossatrici di Renzi".


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